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Caccia

“Sospendere per 5 anni i bracconieri”

“Il presidente della Provincia cerchi di eliminare del tutto chi commette infrazioni nell’Ambito Ro3”

“Sospendere per 5 anni i bracconieri”

Arriva puntuale, anche quest’anno, il bilancio della stagione venatoria redatto dal Wwf Rovigo, in riferimento al Delta del Po, la zona definita dall’associazione ambientalista “faunisticamente più pregiata dell’intera provincia”.

“Qui il Wwf ha effettuato un’unica uscita il giorno 16 settembre, data dell’apertura generale della caccia - racconta il responsabile della sezione, Massimo Benà - in quell’occasione, come era facilmente prevedibile, ci siamo trovati di fronte ai problemi di sempre: larga diffusione di bracconieri che utilizzano richiami elettroacustici, fucili irregolari a più di tre colpi, vedette pronte a dare l’allarme. Dalla cronaca locale, a conforto delle nostre denunce, risulta poi che in due sole uscite effettuate in giornate diverse i Carabinieri Forestali abbiano riscontrato esattamente ciò che da anni segnaliamo. In entrambi i casi infatti sono stati denunciati cacciatori per uso di richiami elettroacustici e per fucili non in regola”.

“Dal versante vigilanza provinciale non ci sembra invece siano apparse segnalazioni sui quotidiani locali, fatta eccezione per qualche sanzione amministrativa di scarsa entità” prosegue Benà. Il presidente della sezione locale del Wwf riporta come l’ultima giornata di caccia, tra i cacciatori fermati dai Carabinieri Forestali ci fosse il fratello di un politico locale. “Approfittiamo per chiedergli di adoperarsi per cercare di far pressione nei confronti dell’attuale presidente della Provincia al fine di ridurre al minimo, se non eliminare del tutto, il fenomeno del bracconaggio - la richiesta di Benà - una misura semplice da suggerirgli ce l’abbiamo bella e pronta: chiedere, ma sarebbe meglio imporre, all’Ambito Ro3, quello del Delta del Po, di inserire nel suo regolamento un articolo che sancisca che chiunque venga sorpreso a commettere infrazioni all’interno del territorio dell’Ambito venga immediatamente sospeso dall’Ambito stesso e non ci possa più rientrare per almeno cinque anni. Come del resto avviene in qualunque circolo privato quale, a tutti gli effetti, è l’Ambito”.

“Una cosa peraltro semplicissima da farsi e che fungerebbe da forte deterrente per i furbastri i quali, oltretutto, con il loro comportamento infangano il buon nome di coloro che vanno a caccia nel rispetto delle regole - sottolinea il responsabile locale del Wwf - semplice, onesta, efficace, misura che oltretutto non costerebbe nulla. Per inciso questa non è un’idea originale: l’abbiamo infatti proposta più di una volta in seno all’ambito Ro3 senza però mai ottenere soddisfazione”.

“E’ comunque evidente che la situazione nel Delta è esattamente quella che denunciamo con regolarità dal 2004 e non quella edulcorata che vogliono far passare le associazioni venatorie - commenta- e la riuscita delle operazioni dei Carabinieri Forestali, cui va il nostro più sentito ringraziamento, è la dimostrazione palese che, con po’ di buona di volontà da parte degli organismi preposti, i bracconieri non dormirebbero più sonni tranquilli e che il fenomeno, se non eradicato del tutto, sarebbe quanto meno contenuto entro limiti fisiologici”.

“Si ricorda infine che anche a causa delle nostre denunce sul bracconaggio il Delta è stato fatto rientrare nei cosiddetti black-point della caccia in Italia in compagnia di zone tristemente famose come le valli bresciane e bergamasche, Ischia ed altri ‘paradisi’ - conclude Benà - primato assai poco invidiabile per una zona insignita dall’Unesco della patente di patrimonio dell’umanità. Non resta da sottolineare per l’ennesima volta che il cammino da compiere per arrivare ad una caccia compatibile con le risorse ambientali e con la sensibilità della maggioranza di cittadini è ancora lungo e non è certo il caso di abbassare la guardia”.

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