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PAPOZZE

Trombini “sfida” il palasport

Tutto pronto per il “Gran galà lirico di fine estate” in programma questa sera alle 20.30

Trombini “sfida” il palasport

Tre eventi al prezzo di uno, viene dire, ricalcando uno slogan pubblicitario molto gettonato, per il “Gran galà lirico di fine estate” in programma questa sera alle 20.30 al palasport di Papozze.

Prima di tutto il concerto con le soprano Erika Peder e Selli Franco, il tenore Rodrigo Trosino, il baritono Omar Kamata accompagnati al pianoforte da Alberto Boischio.

Queste le arie che interpretano: “Largo la factotum” dal “Barbiere di Siviglia”, “Che gelida manina” e “Oh Mimi tu più non torni” dalla “Bohème”, “Donna chi se’” dal “Nabucco”, “Libiam nei lieti calici” dalla “Traviata”, “Vissi d’arte” da “Tosca” e “Cortigiani vil razza dannata” dal “Rigoletto”; presenta Luciana Passarella.

Durante la serata, evento numero due, saranno premiati tre artisti: il tenore Renzo Casellato, il pianista Leopoldo Mosca, il compositore Sergio Trombini e il regista Gianpaolo Zennaro. Per alcuni la fama ha varcato i confini nazionali.

La vera e propria chicca della serata, terzo evento, sarà l’esecuzione per la prima volta in pubblico di alcuni brani di Sergio Trombini, accompagnati al pianoforte da Mosca. E proprio il maestro spiega in anteprima come sono nati che cosa hanno lo hanno ispirato.

Sergio Trombini, partiamo da “Una promessa”… “La promessa è quella di un adriòto emigrato in Piemonte ma che non ha mai dimenticato la terra d’origine, con la promessa che vi sarebbe tornato. E così fece, andando a vivere nella casa natale, in due stanzette cariche di ricordi e affetti. Era Aladino Roma, il quale scrisse alcune poesie raccontando ‘la mi Adria’ a centinaia di chilometri di distanza con un pathos insuperabile”.

Passiamo a “Vecia Adria”.

“Qui ho preso spunto da una poesia del senatore Primo Guarnieri che offre una fotografia di Adria come solo un innamorato sa fare”.

Poi c’è “Notturno in Adria”…

“Questa è prettamente autobiografica: nel cuore della notte di metà luglio, particolarmente afoso, mi alzai perché non riuscivo a dormine per un eccesso di peccato di gola. La tranquillità, la veduta della città e del cielo mi hanno ispirato questo inno alle stelle”.

Ed eccoci a “Canzone per Adria”…

“In questo brano devo tutto a Maria Pia Dalvit, moglie di Enrico Martinolli, che ha scritto alcuni versi su Adria di una dolcezza impressionante, con una delicata sensibilità che solo una persona che viene da fuori, lei e il marito erano trentini, sa esprimere”.

Una menzione particolare merita “Ave Maria” e sorprende non poco perché la laicità di Trombini è nota. Come è nato questo brano?

“In un momento di bufera della mia vita, ho sentito la presenza della Madonna che mi ha aiutato nell’incoraggiarmi ad andare avanti. Ho pensato di compensare la grazia ricevuta con questo inno carico di spiritualità ma soprattutto di fragile umanità”.

Il maestro si commuove, e il pubblico di questa sera avrà un motivo in più per vivere una grande emozione.

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