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PORTO TOLLE

Il disastro non ferma le riprese

La serie tv "Sport crime" ha girato dopo il maltempo. "Grande organizzazione". La produttrice Scalia: “Abbiamo dovuto rinunciare a Scardovari per ragioni di sicurezza”.

Il disastro non ferma le riprese

Il protagonista di Sport Crime al porto di Pila

Nello scorso weekend si è concluso l'ultimo tournage di riprese dell'episodio “Porto Tolle” a Pila e Punta Maistra della serie Tv Sport Crime.

Dopo le sessioni di Porto Barricata e alla Spiaggia delle Conchiglie, la serie (distribuzione internazionale prevista per febbraio 2020) si avvicina alla conclusione dell'episodio che gli autori hanno fortemente voluto ambientare in Polesine.

“Power-lesine” come è stato ribattezzato scherzosamente nell’affollata cena di fine produzione a Ca' Zuliani: “power” per la forza, la determinazione e la capacità organizzativa nell’ospitare la sessione di Sport crime nonostante i recentissimi disastri causati dal maltempo.

“Altri luoghi complicano o fanno saltare le sessioni per questioni amministrative, incapacità o problemi minori - commenta Daniela Scalia, produttrice e protagonista della prima serie investigativa sullo sport - a Porto Tolle invece hanno voluto le riprese e la festa comunque Claudio Pavanati è stato un location manager non solo efficiente, ma anche sempre positivo e propositivo”.

Quella nell’area di Pila è stata una maratona di riprese con moltissimi elementi tipici, da quelli paesaggistici a quelli gastronomici, con l’ex centrale dell’Enel a fare da sfondo: “Abbiamo purtroppo dovuto rinunciare a Scardovari e altri angoli di Delta Veneto per ovvie questioni di sicurezza - spiega ancora Daniela Scalia - i giorni precedenti allo shooting sono stati difficile ma paradossalmente belli. A ogni problema, a ogni disastro ambientale usciva ‘dal territorio’ una soluzione. Noi non abbiamo voluto portare altrove la produzione e in risposta, chi per questione affettive, chi perché ha capito che la prima fonte di pubblicità sono Netflix e concorrenti, tutti hanno aiutato, trascurando cose personali, reumatismi e gravità dei disastri. Non dimenticheremo mai, e anzi stiamo pensando di portare un episodio all'anno nel Delta Veneto”.

“Il senso dell'impossibile è soggettivo - ha aggiunto l'ex rugbista e commentatore di Sportitalia ed Eurosport Luca Tramontin, fresco di commento mondiale-ovale alla tv nazionale svizzera e australiana - Non si fa una serie di altissimo costo senza una multinazionale dietro: fatta (o quasi, siamo a due terzi). Non si filma in una zona devastata dal maltempo: fatto, e bene. Le immagini sono da brivido, sarà una puntata-culto, firmo la dichiarazione senza paura. Quando mio papà (che ha assistito a tutte le riprese con i vecchi colleghi di Rovigo e Porto Tolle) lavorava alla centrale, il suo amico Giuliano mi ha regalato una maglia della Sanson Rovigo e mi ha detto che avrei giocato in Serie A anche con 3 dita. Male, ma ce l'ho fatta, aveva ragione Giuliano, si replica con la serie, se suona arrogante pazienza”.

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