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Il caso

Bloccati in mezzo all’Adriatico: la strana quarantena dei lavoratori sulle piattaforme di estrazione

Per evitare il contagio nessuno può salire a bordo. E dunque i turni di chi è a bordo si allungano

Bloccati in mezzo all’Adriatico: la  strana quarantena dei lavoratori sulle piattaforme di estrazione

“Dobbiamo restare qui, non ci sono alternative. La vera preoccupazione è per le nostre famiglie a casa”, racconta a estense.com un operaio di 35 di Copparo, nel ferrarese, E come lui devono restare in mezzo al mare gli operai delle tante piattaforme di estrazione di metano, dipendenti di Eni (o di altre società del settore) che si trovano al largo della costa, sia in Veneto che in Emilia e poi giù, verso Marche e Abruzzo.

Insomma: c’è chi non può uscire di casa, e chi a casa ci potrà tornare solo a emergenza finita.

Parliamo di centinaia di lavoratori, "bloccati" in mare messi e con i rientri messi in stand by dagli ultimi provvedimenti del governo.

Alcuni di loro hanno iniziato il turno di lavoro quando l'emergenza era appena iniziata. E hanno seguito tutto attraverso le tv e, ovviamente, le telefonate con le famiglie rimaste in terraferma.

Anche sulle piattaforme valgono le regole di sicurezza imposte nel resto d'Italia: solo uno in camerata e al lavoro a distanza di sicurezza. Ma soprattutto c'è il divieto di fare salire persone che potrebbero essere state contagiate. Per cui il ricambio per il momento è bloccato. Ma il il lavoro deve andare avanti.

Come dire: gli operai vivono in una "bolla sicura" da cui però non possono uscire.

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