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PORTO VIRO

Celebrata stamattina al presidio di via Badaloni la ricorrenza della Madonna della salute

Mazzuccato: "La pandemia passerà, lasciando le sue cicatrici, ma anche la consapevolezza di un rinato senso di comunità. Alla fine ne usciremo tutti insieme e più forti di prima"

Celebrata stamattina al presidio di via Badaloni la ricorrenza della Madonna della salute

Celebrata questa mattina al presidio di porto Viro la ricorrenza della Madonna della Salute. Una festa in versione “ridotta”, senza pubbliche cerimonie o eventi a causa del Covid-19, ma con la visita del cappellano della casa di cura ai degenti. “Una semplice visita per celebrare comunque una festa molto sentita a porto Viro e che quest’anno assume un significato ancora più forte a causa della pandemia che ci ha colpito, perché segna un nuovo punto di partenza per noi tutti. Ci troviamo a vivere oggi i giorni più difficili e tormentati della nostra storia recente - ha detto don Giuseppe Cremonese, cappellano della casa di cura - Una consapevolezza che mi spinge ad auspicare che la speranza trovi un tetto sempre accogliente e che non prenda le distanze dai nostri cuori stanchi.

“Duc in altum!” sono le parole con cui Gesù, dopo aver parlato alle folle dalla barca di Simone, invitò l’apostolo a “prendere il largo”: parole che suonano come un invito ad aprirci con fiducia al futuro”. La ricorrenza della festa della Madonna della salute è stata anche l’occasione per una riflessione sul ruolo della struttura e i suoi legami con il territorio polesano. “E’ una festa diversa, perché fortemente influenzata dalla pandemia in atto, ma che ci apprestiamo comunque a celebrare per ricordare ai pazienti e a noi stessi la ragione profonda della nostra presenza in Polesine – ha detto l’Ad della casa di cura Stefano Mazzuccato - Noi, molto semplicemente, siamo persone al servizio di altre persone. Con la consapevolezza che, come per la grande peste veneziana del 1630, anche il Covid-19 passerà lasciando le sue cicatrici. Non verrà costruita alla fine una chiesa votiva, ma ne usciremo più forti di un anno fa perché abbiamo costruito dentro di noi la consapevolezza, durante questi difficili mesi di lockdown, di essere necessari gli uni agli altri e che, insieme a questo rinato senso di comunità, possiamo farcela. Il nostro pensiero va a chi ci ha lasciato e il nostro impegno va, ancora più forte, verso quanti sono oggi colpiti dalla malattia”.

 

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