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“Raddoppio del fermo pesca: rovinoso”

I sindacati condannano la scelta del governo, presa per tutelare la fauna ittica

“Raddoppio del fermo pesca: rovinoso”

25/02/2021 - 20:56

Continua a fare discutere la decisione del Governo di aumentare le giornate di fermo pesca, ossia nelle quali non è possibile dedicarsi a questa attività. Una scelta che, in Alto Adriatico e in Bassopolesine, dove questo settore è trainante per l’economia locale, ha destato profondo allarme.

Sulla vicenda, ora, intervengono i sindacati di categoria.

“Fai, Flai e Uila Pesca del Veneto - spiega infatti la nota stampa delle tre sigle, che condividono la medesima posizione, di condanna della decisione e di preoccupazione per il futuro dei lavoratori del settore - esprimono forte preoccupazione per il decreto pubblicato dal ministero che aumenta le giornate di fermo per la pesca a strascico nel 2021. Con questo aumento del blocco, le attuali 30 giornate di fermo pesca biologico aumentano ulteriormente i giorni di stop, con un incremento del fermo da 15 a 30 giorni per barche inferiori ai 24 metri e da 20 a 40 giorni per le barche di lunghezza superiore”.

“Un decreto - prosegue l’analisi dei sindacati - che mette a rischio la sopravvivenza stessa delle imprese e che avrà pesanti ripercussioni occupazionali a causa della ulteriore forte riduzione di giornate lavorative a disposizione delle unità da pesca”.

“Inoltre - continuano i sindacati - la mancanza di ammortizzatori sociali strutturati rischia di far implodere un settore già in sofferenza, ma che nel pieno della pandemia, come tutta la filiera agroalimentare, ha continuato a lavorare nonostante le gravissime ripercussioni economiche e finanziarie derivanti dalla ridotta operatività dei canali Ho.Re.Ca”.

“Raccogliamo - dicono ancora i rappresentanti dei lavoratori - il grido di allarme dei lavoratori delle tre marinerie del Veneto, per una decisione sbagliata, frutto di un accanimento normativo senza eguali, che non trova giustificazioni e che nulla ha a che fare con il mantenimento degli stock ittici”.

La motivazione dell’aumento del fermo pesca, infatti, è quella di rallentare il ritmo di catture, in maniera da consentire alla fauna ittica di rigenerarsi, a fronte di una attività di pesca che, altrimenti, rischia di depauperare in maniera consistente questo patrimonio.

“Garantiamo ai nostri lavoratori - chiude la comunicazione dei sindacati - il nostro impegno ad assumere tutte le iniziative necessarie per scongiurare questa ulteriore minaccia alla loro continuità lavorativa e alla sopravvivenza del settore”.

Andrea Gambillara, segretario generale della Flai Cgil Veneto, in particolare dichiara: “I lavoratori del settore pesca meritano di essere considerati con la stessa dignità dei lavoratori di tutti gli altri settori. Decenni di politiche di riduzione e penalizzazione della pesca hanno ignorato che chi vive di questo lavoro, in Italia, ama il mare e l’ambiente, e agisce per la loro tutela ogni giorno. In questa fase, in cui ci sono enormi risorse da investire, non è accettabile escludere la nostra pesca, confondendola con lo sfruttamento industriale e intensivo attuato in altri Paesi”.

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