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Il Parco attacca: "Danno economico anche alla pesca"

Non solo subsidenza: le estrazioni sono una minaccia. Ma l'Emilia non si esprime...

Il Parco attacca: "Danno economico anche alla pesca"

20/04/2021 - 10:55

Non solo la piattaforma Teodorico in Adriatico vicino alle coste venete ed emiliane ma anche la valutazione positiva delle stazioni di estrazione a terra, tutte nella Regione Emilia Romagna, denominate Vetta e Barigazzo in provincia di Modena, Selva Malvezzi in provincia di Bologna. Quindi una chiara diversità di programmazione e sensibilità rispetto alle questioni di tutela del territorio e della costa da parte delle due regioni.

Forse le compensazioni economiche aiutano più che la tutela dell’ambiente. Come espresso dalle osservazioni inviate nell’anno 2017 al ministero dell’ambiente, dall’allora commissario dell’Ente Parco Delta del Po Veneto Mauro Giovanni Viti e dal direttore Marco Gottardi, "si ritiene - scrivono di nuovo dal Parco del Delta del Po veneto - che il decreto di compatibilità ambientale approvato per la piattaforma Teodorico, non solo non tengano conto dell’aumento del rischio di subsidenza delle aree del Delta del Po, anche emiliano-romagnolo, ma portino, con l’approvazione dell’area Sic Marino 'Adriatico Settentrionale Veneto-Delta del Po' alla necessità di rivedere i presupposti tecnici che stanno alla base del decreto ministeriale del 29 marzo scorso".

"E’ evidente come il nuovo ministro della transizione ecologica ed il ministro della cultura non siano stati debitamente informati dell’adozione nel 2020, da parte delle due regioni dell'area Sic. Tale area - scrivono ancora dal Parco del Delta - della superficie complessiva di 31.160 ettari per l’Emilia Romagna e 22.500 ettari per il Veneto è praticamente adiacente alla superficie di concessione in via di rilascio da parte del ministero. Nelle premesse e considerazioni, del decreto di compatibilità citato, tali adozioni non vengono nemmeno menzionate.  Stupisce ancor di più il vedere l’azione di sollecito dello stesso ministero dell’ambiente affinché le regioni rispondano, entro il 2020, all’avvio della procedura di infrazione": dopo tale sollecitazione le due regioni hanno provveduto all’istituzione delle aree per la tutela delle specie delfini e tartarughe.

Poi però "si assume la compatibilità ambientale della concessione Teodorico - segnalano dal Parco - se già il rischio di abbassamento della costa è prevedibile; non è da sottovalutare il possibile danno economico alle attività di pesca che nell’area vedono un importante giacimento di pesce azzurro e di altre specie economicamente importanti. Il decreto del 29 marzo è firmato di concerto con il ministro della cultura Dario Franceschini che, per origine, dovrebbe conoscere bene la situazione del Delta del Po. E’ inoltre stupefacente come le prescrizioni riportate nel decreto ministeriale facciano riferimento a pareri espressi nel 2017 e 2018 non tenendo conto delle mutate situazioni attuali".

La conclusione è disarmante: "Parlare di parco unico del Delta del Po quando la posizione della Regione del Veneto e del relativo ente strumentale Parco del Delta del Po Veneto è diametralmente opposta a quella del Parco Delta del Po emiliano che sulla questione, Ravenna docet, non si è mai espresso risulta alquanto improbabile ed anacronistico".

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