VOCE
PESCA
29.04.2023 - 22:00
Per portare più prodotti ittici nazionali sulle tavole degli italiani occorre puntare sulle giovani generazioni, creare nuova occupazione partendo dalla formazione. E invertire così la tendenza che negli ultimi dieci anni ha visto gli sbarchi diminuiti del 15,7%, il volume delle produzioni sbarcate del 16,2% e il prezzo medio del 9%. È quanto auspica Fedagripesca-Confcooperative nel commentare positivamente le dichiarazioni del ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida al Seafood Expo Global a Barcellona.
“Condividiamo la linea di pensiero del ministro, espressa in una cornice così importante come quella del Seafood che ha saputo valorizzare, nel padiglione voluto e organizzato dal Masaf, l'eccellenza delle produzioni ittiche nazionali. Sappiamo che nel settore ittico c’è bisogno di un ricambio generazionale e c’è spazio per crescere nella pesca, nell’acquacoltura e nella trasformazione. Per questo riteniamo che si debba investire per rilanciare gli istituti professionali come quelli per la pesca commerciale e le produzioni ittiche che oggi stentano a formare le classi”, afferma Paolo Tiozzo, vicepresidente Fedagripesca-Confcooperative.
Nell’ultimo decennio, sottolinea Fedagripesca, il settore ha visto fuoriuscire il 16% dei lavoratori, passando da circa 30mila imbarcati ai poco meno di 24 mila, di cui circa 19mila a tempo pieno, facendo registrare il 16% in meno. L’assenza di lavoratori è un fenomeno meno marcato se si prende in considerazione il personale a terra dove sono coinvolte oltre 100mila persone. A mancare all’appello a bordo, un po’ tutte le figure professionali necessarie per portare avanti una battuta di pesca. E pure motivi per investire il proprio futuro lavorativo nel settore ce ne sono molti se si ragiona in chiave di blu economy, dove l’Italia si colloca al terzo posto per valore aggiunto tra i Paesi europei, con il 13,5%. La filiera ittica con le sue 33.601 imprese rappresenta il 15% dell’economia del mare. I giovani occupati nella filiera ittica sono 3.253 e rappresentano il 9,7% delle filiere dell’economia blu. Le donne sono 5.842, il 17,4%.
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