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Impianto a biometano, il No dei Comuni arriva in Regione

Canaro ufficialmente contraria in conferenza dei servizi. E anche i vicini si schierano dalla stessa parte.

Impianto a biometano, il No dei Comuni arriva in Regione

Progetto per un impianto a biometano.

Il Comune di Canaro contro l'impianto a biometano. Il sindaco ha espresso il proprio diniego al progetto in conferenza dei servizi. E anche i sindaci dei Comuni limitrofi concordano.

Il primo cittadino di Canaro Alberto Davì ha lanciato un messaggio sui propri canali social: “Alla conferenza dei servizi per il rilascio dell’autorizzazione unica per la costruzione di un impianto per la produzione di biometano, il Comune di Canaro ha ribadito il suo ‘no’ e sono state evidenziate alcune carenze progettuali che hanno determinato lo slittamento della conferenza. Le tematiche che hanno richiesto un’ulteriore valutazione riguardano i dati relativi alle emissioni in atmosfera e il progetto relativo alle modifiche alla viabilità che la ditta Veneto Biometano aveva presentato. L’incontro non si è concluso quindi con un parere e rimaniamo in attesa della formulazione delle richieste da parte della Regione Veneto e delle successive integrazioni documentali che trasmetterà la ditta”.

E anche Fiesso ha espresso parere sfavorevole all’impianto di biometano. Il comune di Fiesso, dista in linea d’aria, dal comune di Canaro, circa 3 km, inoltre per la direzione della falda freatica e dei venti, risulta “comune interessato” alla realizzazione di questo impianto e per questo motivo il sindaco Luigia Modonesi aveva ottenuto dalla Regione del Veneto l’autorizzazione a poter intervenire nell’iter autorizzativo partecipando alla Conferenza di servizi decisoria. Per questi motivi, il Comune di Fiesso ha potuto partecipare alla conferenza di servizi che si è tenuta sabato 9 febbraio dove diverse sono state le richieste di implementazione/modifica del progetto da parte della Regione che hanno riguardato soprattutto le emissioni in atmosfera, odorigene e la viabilità.

L’incontro si è quindi concluso senza nessuna decisione presa se non quella di convocare una nuova conferenza dei servizi. A metà gennaio, il sindaco Modonesi aveva inviato alla Regione un documento nel quale esprimeva il parere sfavorevole del comune alla realizzazione di un impianto di biometano nel comune di Canaro. “Vi sono aspetti generali e ricadute ambientali molto pesanti in tutta la nostra provincia derivanti da questo impianto con un riferimento particolare che riguarda la situazione nel nostro fragile territorio, ben sappiamo quanto delicato risulta essere l’equilibrio ambientale del Polesine – si leggeva nelle considerazioni inviate -. L’insieme delle problematiche relative alla realizzazione e gestione di biodigestori per biogas possono essere considerati inutili e dannosi per l’ambiente e la salute. Le centrali a biogas e gli impianti di biodigestione vengono costantemente proposti su tutto il territorio nazionale per conseguire importanti incentivi economici spacciati per fonti rinnovabili quando in realtà lo sono soltanto formalmente. Va poi detto che le centrali a biogas, dal punto di vista sanitario, non sono affatto innocue. La fermentazione anaerobica infatti favorisce la produzione di batteri sporigeni anaerobi come il clostridium botulinum che, attraverso il digestato successivamente sparso sui campi come concime, può determinare problemi anche mortali negli animali d’allevamento, specie volatili e per le persone”.

A tutto questo il sindaco Modonesi mette anche in evidenza come “il consistente aumento della mobilità di mezzi pesanti che si prevede investirà le strade provinciali, regionali e comunali, già in molti casi, parecchio dissestate, per il trasporto dei materiali in entrata e in uscita dagli impianti, prevede un transito di circa 6mila camion/anno in più dell’attuale”, senza dimenticare poi come vi saranno “problemi relativi alle notevoli quantità, e alla qualità, del digestato che residua dai processi produttivi del biogas e le connesse complicazioni derivanti dalla ‘odorosità’ del materiale residuo, sia in fase di stoccaggio che di spandimento sui terreni”.

Senza contare i problemi relativi al consumo del suolo agricolo, la distruzione di prodotti agricoli perché non saranno usati a scopo alimentari, l’aumento dell’inquinamento e dei pericoli per la salute, le grandi quantità di scarti industriali da smaltire, il forte aumento delle polveri sottili, il rumore, l’odore e l’inquinamento delle falde acquifere. “Spero che questo impianto non sia realizzato – conclude il sindaco Modonesi - il Polesine va difeso e tutelato e non può continuare ad essere ‘terra di conquista’. Per questa ragione l'impegno della mia amministrazione continuerà”.

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