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mare
22.02.2026 - 07:31
Da Goro ai Lidi ferraresi l’emergenza non è finita. Dopo l’esplosione del granchio blu, che ha messo in ginocchio la pesca locale, il mare dell’alto Adriatico si trova ora esposto a una nuova ondata di specie aliene. L’ultimo rapporto dell’Istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale fotografa una situazione in evoluzione, con segnali che destano forte preoccupazione per biodiversità, economia e sicurezza.
L’invasione del granchio blu, nome scientifico Callinectes sapidus, è stata definita una calamità. Dal 2023 le popolazioni sono esplose nelle aree lagunari ed estuarine del delta del Po, provocando il sostanziale azzeramento della produzione di vongole tra Goro, Comacchio e Polesine. Secondo Coldiretti Pesca, nel biennio 2023-2024 le perdite hanno raggiunto circa cento milioni di euro, cifra che risulta oggi raddoppiata. Prima della crisi, il comparto valeva duecentocinquanta milioni di euro. Il governo è intervenuto con stanziamenti per oltre quarantatré milioni di euro, incluso un piano straordinario da dieci milioni presentato nel 2025 per contenere la proliferazione della specie.
Il granchio blu non è però l’unico fronte aperto. L’Istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale segnala un incremento significativo di specie tropicali entrate nel Mediterraneo, in larga parte attraverso il Canale di Suez. Tra queste figura il pesce scorpione, Pterois miles, dotato di spine velenose che rappresentano un pericolo per l’uomo e una minaccia per le specie autoctone. Si registra inoltre la diffusione del pesce palla maculato, Lagocephalus sceleratus, che contiene una tossina letale e agisce da predatore nei confronti della fauna locale.
Preoccupano anche i pesci coniglio, come Siganus luridus e Siganus rivulatus, erbivori voraci capaci di spogliare interi tratti di fondale roccioso, alterando in modo profondo gli equilibri ecosistemici. Sul fronte delle meduse si segnala l’espansione di Cassiopea andromeda, mentre tra le alghe invasive avanzano Caulerpa cylindracea e Caulerpa taxifolia, che soffocano le praterie di Posidonia oceanica, habitat fondamentale per la vita marina.
Il quadro normativo nazionale ed europeo è stato rafforzato negli ultimi anni con divieti di introduzione, obblighi di controllo ed eradicazione e una definizione più chiara delle responsabilità istituzionali. Tuttavia, secondo il rapporto, le misure di prevenzione e mitigazione risultano ancora insufficienti. La sola esistenza di norme non garantisce risultati senza risorse adeguate, applicazione coerente e coordinamento operativo.
Gli esperti indicano la necessità di potenziare la sorveglianza, migliorare il flusso di informazioni e rafforzare le politiche di prevenzione degli arrivi. Centrale anche il coinvolgimento dei portatori di interesse, compreso il mondo venatorio, chiamato a collaborare nel monitoraggio e nel controllo delle specie invasive.
L’introduzione e la diffusione di specie aliene rappresentano oggi una delle principali minacce alla biodiversità su scala globale, europea e nazionale. A rendere il fenomeno ancora più critico è il cambiamento climatico, che favorisce l’insediamento di organismi tropicali nei mari italiani, ampliando le condizioni favorevoli alla loro proliferazione. Per l’Adriatico, già provato dall’emergenza del granchio blu, la sfida è tutt’altro che conclusa.
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