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Piccoli Comuni, grande futuro

Corbola e Ariano nel Polesine agli Stati generali. “Tante idee, mancano risorse e strutture”

Piccoli Comuni, grande futuro

Corbola e Ariano nel Polesine agli Stati generali. “Tante idee, mancano risorse e strutture”

Piccoli Comuni grandi cambiamenti: da Corbola alla sfida nazionale.

C’erano anche Corbola e Ariano nel Polesine agli Stati Generali dei Piccoli Comuni, il 19 e 20 febbraio a Roma, nella cornice del convention center La Nuvola.

Con i sindaci Michele Domeneghetti e Luisa Beltrame il Polesine ha portato la propria voce in un confronto nazionale che ha rimesso al centro il ruolo strategico dei territori “non centrali” nel futuro del Paese.

“I piccoli Comuni non sono un retaggio, ma presidi di paesaggio, memoria e coesione sociale”. Le parole dell’intervento richiamano una verità spesso dimenticata: questi territori custodiscono patrimonio materiale e immateriale, saperi, relazioni e cura del suolo che rappresentano un bene pubblico per tutti.

In un’epoca segnata dalla transizione ecologica e dai rischi climatici, le aree interne sono infrastrutture ambientali fondamentali; se si indeboliscono, le conseguenze ricadono soprattutto sulle città.

Il nodo non è l’assenza di visione. “Spesso nei piccoli Comuni non manca l’idea di futuro, ma il personale e la struttura per trasformare quell’idea in un progetto cantierabile e rendicontabile”.

Serve un supporto stabile, competenze tecniche e risposte rapide per consentire ai sindaci di tradurre politiche e finanziamenti in opere concrete. Senza questo sostegno, anche le opportunità più importanti rischiano di restare sulla carta”, hanno sottolineato i relatori.

Altro passaggio cruciale è l’associazionismo intercomunale, che non può essere un mero adempimento burocratico ma una leva strategica per garantire servizi di qualità e sviluppo, specie nelle aree interne.

Semplificare l’accesso alle risorse diventa allora una questione di equità: procedure troppo complesse finiscono per favorire chi è già strutturato, ampliando i divari territoriali.

“La domanda fondamentale non è come salvarli, ma quale modello di sviluppo vogliamo costruire”. Un modello che non consumi i territori ma li renda protagonisti della transizione, rafforzando democrazia, sicurezza ambientale e coesione sociale. Perché il senso di marginalità che molti cittadini avvertono alimenta distanza e sfiducia verso le istituzioni.

La partecipazione dei due paesi Deltini testimonia che anche i centri più piccoli possono contribuire a delineare politiche di interesse generale. Gli Stati Generali sono stati un’occasione concreta di confronto e proposta verso le direzioni e il ministero della funzione pubblica, portando esperienze, idee e la determinazione di chi crede che dai piccoli comuni possa nascere un grande cambiamento.

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