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Il grande cuore del paese, che accolse i bimbi dopo Chernobyl

Emozioni e ricordi per non dimenticare l’accoglienza dei piccoli bielorussi, 30 anni fa.

Il grande cuore del paese, che accolse i bimbi dopo  Chernobyl

Un momento della cerimonia

Una serata intensa di emozioni, memoria e riconoscenza quella che si è svolta martedì 31 marzo presso Villa Patella, in occasione del trentennale del Comitato locale della fondazione “Aiutiamoli a vivere”. Un appuntamento significativo, inserito nel percorso di avvicinamento al 40esimo anniversario del disastro nucleare di Chernobyl. Nato nel 1996 per rispondere all’emergenza umanitaria che colpì in particolare l’infanzia bielorussa dopo la tragedia di Chernobyl, il Comitato di Villadose e Delta del Po ha saputo costruire negli anni una rete solida e partecipata. A testimoniare l’importanza di questo percorso, la partecipazione di molte famiglie che nel tempo hanno accolto bambini bielorussi nelle proprie case per soggiorni terapeutici. Volti, storie e ricordi sono tornati vivi grazie alla proiezione di un video che ha raccolto immagini di quegli anni, suscitando commozione tra i presenti.

Particolarmente toccante la presenza di Ivan, uno dei bambini accolti in passato, oggi 27enne, che ha voluto esprimere personalmente la sua gratitudine all’Italia e alla famiglia che lo ospitò, simbolo concreto dell’impatto umano e duraturo di queste esperienze.

La serata, aperta dal saluto del sindaco Pierpaolo Barison, ha visto la partecipazione di importanti rappresentanti della Fondazione e del mondo del volontariato: il presidente nazionale Fabrizio Pacifici, il vicepresidente Lino Dal Monte e Marinella Mantovani, presidente del Centro Servizi Volontariato di Padova e Rovigo. Presenti anche amministratori locali e delegazioni di altri comitati del territorio.

Nel corso degli interventi, insieme al ricordo del primo presidente del Comitato Gianmario Rimbano e alle parole dell’attuale presidente Vinicio Piasentini, è emerso con forza il valore di una comunità capace di unirsi attorno a un obiettivo comune, superando difficoltà e confini geografici grazie alla generosità diffusa.

Oggi, mutate le condizioni geopolitiche, i progetti di accoglienza dei minori bielorussi sono sospesi, ma l’impegno della Fondazione prosegue su nuovi fronti. In particolare, sono attivi interventi umanitari in Ucraina, con l’invio di aiuti e il sostegno a popolazioni colpite dal conflitto. Parallelamente, continua l’attenzione verso la Terra Santa, in collaborazione con padre Ibrahim Faltas, a conferma di una missione che guarda alle emergenze internazionali con spirito francescano e attenzione concreta ai più fragili.

Nel corso della serata è stato inoltre consegnato un attestato di riconoscimento a Emanuela Grassetto, per il contributo dato fin dagli inizi del Comitato, in particolare nell’avvio del laboratorio di sartoria all’interno del progetto Scuola-Fabbrica presso l’istituto per minori orfani di Senno.

A coordinare l’incontro Paolo De Grandis, in una cornice che ha saputo coniugare memoria e prospettiva futura.

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