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25 aprile

Memoria, giovani e parole di libertà

Pizzoli e Gasparini richiamano il senso della Liberazione: “Libertà è il diritto di restare e scegliere”

Memoria, giovani e parole di libertà

Pizzoli e Gasparini richiamano il senso della Liberazione: “Libertà è il diritto di restare e scegliere”

Loreo e Porto Tolle hanno celebrato il 25 aprile con iniziative che hanno restituito il significato profondo della Liberazione come momento fondante della democrazia italiana. A Porto Tolle, nella frazione di Pila, la giornata si è aperta con una mattinata intensa e partecipata, che ha visto la presenza sentita di cittadini, istituzioni e associazioni in un percorso commemorativo scandito da momenti solenni e di forte valore simbolico. La comunità si è ritrovata in via Curtatone, dove si sono radunate le associazioni combattentistiche, dando avvio alle celebrazioni in un clima di raccoglimento e partecipazione condivisa. A seguire l'alzabandiera, alla presenza delle autorità civili e militari. Il programma è poi proseguito presso la chiesa di San Carlo Borromeo, dove è stata celebrata la santa messa da Padre Fiorenzo e animata dal coro parrocchiale.

La funzione è stata dedicata alla memoria di tutti i caduti che hanno sacrificato la vita per la libertà del paese. Alle 11:30, al monumento dei Caduti, il momento conclusivo della cerimonia con la deposizione della corona. “Essere liberi - ha sottolineato Roberto Pizzoli, sindaco di Porto Tolle - significa poter camminare per strada senza timore, esprimere il proprio pensiero senza guardarsi le spalle, poter studiare, lavorare e sognare senza che qualcuno decida per noi il confine dei nostri desideri. Ma la libertà ha un volto ancora più profondo: è il diritto di restare a casa propria in pace”. Il sindaco ha poi condiviso una testimonianza personale. “La storia di un’amica, compagna di un amico, una donna iraniana che vive e lavora qui in Italia e che qui ha studiato. Qualche giorno fa parlavamo della situazione drammatica nel suo paese dove i diritti fondamentali sono calpestati e il dissenso viene pagato con il sangue. Quando hanno tentato di convincere la madre a lasciare l’Iran, a venire qui, dove sarebbe al sicuro la risposta di sua madre è stata un atto di resistenza pura, un monito che dovremmo scolpire nei nostri cuori: ‘Perché dovrei andarmene io? Questa è la mia terra, questa è la mia casa. Non siamo noi che dobbiamo andarcene e privarci della nostra libertà. Sono i dittatori che devono andarsene’”. Il sindaco ha quindi collegato queste parole al senso del 25 aprile: “I nostri partigiani, i padri e le madri della nostra Costituzione hanno scelto di restare e di combattere affinché i ‘padroni’ della paura fossero cacciati, restituendo il paese ai suoi legittimi proprietari: i cittadini. Sua madre, in una casa lontana migliaia di chilometri, sta vivendo oggi lo stesso spirito del nostro 1945. Ci ricorda che la libertà non è un privilegio di chi scappa, ma il diritto di chi resta. Nessuno dovrebbe essere costretto all'esilio per poter essere se stesso”.

A Loreo, la ricorrenza ha assunto i contorni di un vero e proprio rinnovo del patto democratico tra generazioni. Un discreto numero di ragazzi e ragazze della scuola secondaria di primo grado, nonostante le scuole fossero chiuse, insieme a uomini e donne di tutte le età, si è ritrovato in piazza municipio e, in corteo, ha raggiunto l’edificio scolastico monumento ai caduti, dove su quattro grandi lapidi sono elencati i nomi dei caduti di tutte le guerre. Al suono dell’inno nazionale e con l’alzabandiera, sono state deposte due corone d'alloro in ricordo del sacrificio dei loredani e di tanti italiani. Gli studenti, preparati dalla docente Cristiana di Giuseppe, hanno letto poesie e racconti sulla tragedia bellica e riflessioni personali sul dramma vissuto dagli italiani dal ’40 al ’45, soffermandosi anche sulla figura di don Silvio Marchetti, del quale la loro scuola porta il nome. Sono intervenuti l'assessore Domenico Cucchiari, in qualità di cerimoniere, la consigliera Marilena Berto e il sindaco Moreno Gasparini.

Nel corso degli interventi è stato sottolineato il valore della giornata e la sua importanza per la memoria collettiva, richiamando il significato della Liberazione dal nazi-fascismo e la fine di una guerra funesta, un conflitto civile che vide su fronti opposti fratelli, amici e conoscenti. Particolarmente incisiva la riflessione sulla domanda provocatoria “da che parte stiamo?”, che ha contrapposto i totalitarismi – fascismo, nazismo, comunismo alla pace, alla democrazia, alla Repubblica, ai diritti e alla Costituzione, alla guerra e all’oppressione. Nel dibattito è emersa con forza la consapevolezza che “ci è andata bene, proprio bene”, anche grazie alla scelta di molti italiani che compresero l’errore del regime e si unirono per liberare la Patria dal nazi-fascismo, spesso a costo della vita. Da quella scelta deriva oggi un paese democratico, pacifico e fondato sul rispetto dei diritti. Il passaggio sulla “scelta della parte giusta” è stato definito particolarmente potente, capace di trasformare una ricorrenza formale in un momento di riflessione attuale, soprattutto attraverso il coinvolgimento degli studenti, affinchè i nomi sulle lapidi non restino solo incisioni nel marmo ma diventino moniti vivi per il futuro.

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