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Morti sul lavoro<br/>aumento preoccupante

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11/04/2015 - 13:00

di Rosanna Beccari

Il lavoro nobilita l’uomo. O almeno dovrebbe. Di certo non deve uccidere. Eppure, anche nella nostra società, che si dice così evoluta, le morti bianche restano all’ordine del giorno. Proprio di questo si è parlato ieri mattina all’auditorium del liceo scientifico, in un convegno organizzato dalla Cgil di Rovigo. “Le morti bianche in Polesine: fatalità o prodotto della crisi?” questo il titolo del dibattito a cui hanno partecipato, oltre al segretario della Cgil polesani Fulvio Dal Zio, il prefetto Francesco Provolo, Vittorio Fusaro e Maurizio Tedeschi del ministero del Lavoro, il presidente Unindustria Gian Michele Gambato, ed ancora Valeria Martin dello Spisal, Antonio Salvati per l’Inail, Alessandro Monini della Cna, Nicola Comunello di Legacoop, Paolo Franceschetti della Cia, Fabrizio Solari della Cgil nazionale e l’assessore regionale Isi Coppola.
Dati alla mano, “più il lavoro è destrutturato, più crescono gli incidenti in numero e gravità”, hanno detto dalla Cgil. Tra il 2012 e il 2014 in Polesine si sono registrati 13 decessi sul lavoro, cui se ne sommano altri quattro in questo primo scorcio di 2015. Un dato, quest’ultimo, particolarmente impressionante se si considera che dall’inizio dell’anno i morti in Veneto sono stati complessivamente 12, che si vanno a sommare ai 156 distribuiti nello scorso triennio tra le sette province della regione. Numeri che rimangono alti, dunque, soprattutto se si considera che la crisi ha ridotto il numero degli occupati nello stesso periodo.


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