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La poetessa dell'abbandono<br/>intervista a Carmen Pellegrino

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Carmen Pellegrino

Ha indotto la Treccani a coniare un neologismo per definire la sua attività: l’abbandonologa Carmen Pellegrino sarà all’Accademia dei Concordi domenica alle 12 per presentare il suo "Cade la terra". Salernitana di Polla, ha gettato le basi per una scienza dell’abbandono come forma di recupero della coscienza del vissuto storico dei luoghi, studiando borghi disabitati e rovine di antichi insediamenti.

Pellegrino, sarà una presentazione tradizionale la sua?
“No, direi proprio di no. Non abbiamo ancora definito i dettagli, ma diciamo che con il pretesto dell’ambientazione in un borgo abbandonato partirò per descrivere i principali luoghi abbandonati del Veneto, nello specifico parlerò di alcuni borghi che ho visitato e studiato”.

Può anticiparci qualcosa?
“Certo: parleremo di Fumegai, in provincia di Belluno, nato come alpeggio. Viveva di agricoltura e pastorizia, poi venne abbandonato negli anni ’30, ripopolato negli anni ’60 del ‘900 da alcuni figli dei fiori poi abbandonato nuovamente. Sempre in provincia di Belluno, California, località che nell’800 si chiamava La California e rimandava alle miniere dello stato americano. Quando si è esaurito il giacimento gli abitanti se ne sono andati, poi tornarono ma in pochi sanno che nel ’66 l’alluvione spinse l’acqua fino a lì e gli abitanti furono costretti a migrare nuovamente”.

Ci sono poi anche storie misteriose legate spesso ai borghi abbandonati. Ne ha trovata qualcuna anche in questi borghi veneti?
“Sì, in particolare c’è un luogo che mi affascina: Poveglia, un’isola della laguna di Venezia, dal ’700 utilizzata come lazzaretto in cui si bruciavano i corpi degli appestati. Ridestinato a quarantena marittima, vi venne costruito un manicomio, la cui struttura è ancora in piedi. Fino al 1946 rimase in uso come manicomio, ufficialmente mascherato da casa di riposo per anziani: c’è una storia molto brutta legata al posto. Il mistero principale è legato alla morte del direttore, considerata molto strana. Probabilmente era perseguitato dai sensi di colpa, qualcuno dice impazzito. Si è gettato da un’altura, il campanile dell’isola, e pare che in quel momento, grazie alla testimonianza di un’infermiera che assistette al suicidio, si sprigionò un fumo dal terreno, che lo uccise prima dell’impatto al suolo. E’ qualcosa che ricorda molto Lost, chissà che non abbiano preso da qui l’idea per quella sceneggiatura”.

In Polesine abbiamo diversi luoghi abbandonati: pensa di sfruttare la sua visita anche per fini di ricerca?
“Indubbiamente. So che a Rovigo ci sono ville e case abbandonate, anche molto belle, spero di avere il tempo di visitarle, potrei anche parlarne nel mio intervento se riesco a reperire materiale. Ricordo inoltre di essere già stata in città, mi fa molto piacere tornare, perché sta diventando un’attrazione culturale grazie a eventi come RovigoRacconta”.

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