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Jack Frusciante è diventato grande<br/>intervista allo scrittore Enrico Brizzi

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Enrico Brizzi

Vent’anni e non li dimostra. E’ questa la “veneranda” età raggiunta da "Jack Frusciante è uscito dal gruppo", il romanzo cult di Enrico Brizzi che ha fotografato un’epoca ed una generazione, traghettandole nel nuovo millennio.
Anche Rovigo avrà occasione di festeggiare insieme allo stesso Brizzi nell’inedito reading, letture con la musica dei Japanese But Goodies, che sarà proposto venerdì sera alle 21 in via Badaloni, nell’ambito del festival RovigoRacconta.

Brizzi, come ci si sente ad essere l’autore di uno dei fenomeni letterari e di costume più significativi del nostro tempo?
“Per me, anche a distanza di tanti anni, la sensazione prevalente è di stupore e piacere per un successo che non mi sarei mai aspettato e una ragione in più per festeggiare è che è stato l’inizio di un mestiere, a prova che a volte l’incredibile esiste se ci si crede fino in fondo”.

Ha pensato, con l’occasione, ad un seguito in cui Alex e Adelaide si ritrovino quarantenni?
“No, non torneranno; però, dopo vari generi, sto lavorando per la prima volta ad una storia di sentimenti e di rapporti fra uomini e donne e, come allora, saranno miei coetanei: quarantenni”.

Oggi quanto si sente cambiato rispetto agli anni del debutto letterario?
“Vedo le cose da un’altra prospettiva: all’epoca ero un ragazzo che voleva uscire da casa dei suoi genitori, oggi sono padre di quattro figlie. Per quanto riguarda il lavoro, sono diventato più smaliziato di fronte a insuccessi e successi, fatti dalle storie, dai libri, non dalle persone”.

E quanto trova sia cambiata la società attuale in confronto a vent’anni fa?
“Oggi i giovani sono meno numerosi e contano poco in Italia per la politica e la società, perché hanno poca possibilità di fare massa critica, come i pensionati. L’altra è che quello che all’epoca sarebbe stato un sogno, la libertà di comunicare con tutto il mondo, oggi paradossalmente reso possibile grazie ai social network, da un’opportunità di libertà è diventata schiavitù e alienazione”.

Come vede i giovani di oggi? C’è ancora spazio per dei “rockettari di parrocchia”?
“Penso e spero di sì: tutti attraversano stagioni di contestazione, ma allo stesso tempo bisogna essere ancorati a dei valori forti e responsabili, formati con l’educazione, per una società sana”.

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