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Matteo Salvini in rossoblù <br/>la Rugby Rovigo si ribella

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Ditegli pure che la sua città è la più noiosa d’Italia, che è brutta, che ha sempre la nebbia. Ma una cosa non toccate mai ad un rodigino doc: la squadra di rugby. Che è una sola: i Bersaglieri. In questo contesto, è facile capire come abbia reagito il popolo del Battaglini alla vista di Massimo Bergamin e Matteo Salvini l’altro giorno sul palco con la maglia rossoblù, durante un’iniziativa elettorale.

I commenti, su Facebook, hanno iniziato a circolare fin dall’altra sera, per esplodere ieri mattina. Il tenore? “Questa maglia rappresenta una città, non appoggia alcun movimento politico”.



Insomma, è scoppiato un caso. Tanto che in mattinata la Femi-Cz Rugby Rovigo Delta ha annunciato un comunicato stampa sulla questione, diffuso all’ora di pranzo. Nel testo, la società parla senza mezzi termini di “uso improprio o abuso della maglia rossoblù”. “Quella iniziativa non è stata né richiesta né autorizzata”, dicono dalla società, per poi ricordare che “il marchio della Rugby Rovigo Delta è depositato e non può essere usato liberamente”.


“La Rugby Rovigo Delta precisa di essere una società sportiva e assolutamente apolitica, a maggior ragione che dalle forze politiche ha avuto tante promesse ma niente fatti”, accusano ancora dal quartier generale rossoblù chiedendo, tra l’altro, un impegno ai candidati per il completamento dei lavori allo stadio.



Strali a cui si sono presto uniti quelli del mondo politico (da parte degli avversari di Bergamin). Paolo Avezzù (Area Popolare) parla di “strumentalizzazione”, ammonendo: “La maglia della Rugby Rovigo non si tocca, e soprattutto non si usa per bassi fini elettorali. Salvini e Bergamin nascondono dietro questi comportamenti la loro povertà di idee”.

Da sinistra, sono i Liberi Cittadini ad intervenire: “I partiti - dice Bruno Tussi - non dovrebbero appropriarsi di questi simboli che rappresentano tutta una città senza distinzione di appartenenza politica, di razza o di religione”.



“Non devo chiedere scusa a nessuno, come non devo chiedere il permesso per indossare colori che tutti abbiamo nel cuore e che rappresentano l’intero Polesine”, difende le sue scelte Massimo Bergamin. Che spiega: “Non ho usato una maglia ufficiale della società. Ne ho acquistate due, ieri mattina, in un negozio di via Cavour, come può fare chiunque, spendendo una settantina di euro oltre alla personalizzazione. Ho pensato di fare un regalo a Salvini, giocando anche sulla sua passione per il calcio. Tutto qui: non esiste nessun uso improprio”.


Quindi, parole al veleno per la società. “Io non ho mai fatto promesse a nessuno. Quando sono andato a vedere le partite ho sempre pagato il biglietto e, com’è giusto, non ho mai avuto regali. La Rugby Rovigo invece dovrebbe ricordarsi che è stato proprio per il sottoscritto, quando ero presidente di Asm Set, se è ripresa la collaborazione che ci ha portato, come azienda, a sostenere la società”.

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