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Tra vescovo e sacerdoti <br/> è tregua armata

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Il vescovo Lucio Soravito De Francheschi

E' calato il gelo tra il vescovo Lucio Soravito de Franceschi e i sacerdoti della diocesi, ad un punto che neanche il caldo africano di questi giorni può attenuare. E prendendo a prestito il linguaggio della politica, si può parlare di "coabitazione" ossia costretti a stare insieme fino a quando il Papa nominerà il successore. E' quanto emerge dal comunicato pubblicato nella prima pagina de "La Settimana" che rappresenta la prima presa di posizione ufficiale dopo il clamore suscitato dalla pubblicazione da parte de "La Voce di Rovigo" della lettera del vescovo ad alcuni sacerdoti, nella quale, tra l'altro, Soravito scrive di "sentirsi ucciso dai preti".
La prima pagina del giornale diocesano si completa con una breve nota di Soravito che chiarisce gran parte della vicenda e dimostra che il vescovo se da un lato ha chiesto scusa per il linguaggio improprio, dall'altro resta sulle sue e conferma che il problema esiste in quanto si sente delegittimato. La voragine che separa il vescovo dai presbiteri risalta da un passaggio del comunicato che difficilmente il vescovo deve aver digerito: "I preti hanno riaffermato la propria fiducia, stima, affetto e disponibilità alla collaborazione fino all'arrivo del nuovo pastore".

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