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Il direttore della Cna Monini <br/> "Sindaco, devi accelerare"

L'intervista

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21/09/2015 - 12:00

di Ketty Areddia

ROVIGO - Archiviata, anche se non dimenticata, la sua esperienza da canditato sindaco alle primarie del centrosinistra, il direttore della Cna, Alessandro Monini, continua, con un bagaglio in più, a osservare e a operare per l’economia polesana di cui vede “deboli segnali di ripresa”. Poi nel suo stile pacato chiede un’accelerata al sindaco Bergamin: “Dopo 11 mesi di commissariamento, non possiamo perdere altri treni”. Infine - batte sempre sullo stesso chiodo - “c’è molto da fare prima di parlare di ripresa economica e bisogna farlo compatti, visto che manca anche il punto di riferimento della Provincia”.

Per la verità anche l’unione delle Camere di Commercio di Rovigo e Venezia è un rischio per il Polesine che rischia di rimanere nascosto rispetto a Venezia...

“Questo è indubbiamente un reale pericolo e qui sta nella capacità delle associazioni polesane scongiurarlo. Siamo molto compatti. In realtà abbiamo anticipato la riforma Madia che prevede la riduzione da 105 a 60 Camere di Commercio. E’ stato lungimirante anticipare i tempi, ma ogni intervento dovrà essere supportato da tutti. Abbiamo già presentato dei progetti tutti insieme tra Fiera d’ottobre e fine anno. Poi con i colleghi veneziani ci confrontiamo sui distretti di eccellenza. Non possiamo perdere le nostre peculiarità come l’ittico o la giostre e le altre nostre eccellenze. Dobbiamo farci valere”.


Qual è la difficoltà più grande con cui si confrontano le imprese polesane oggi?


“Soffrono dei problemi di fiscalità che ci sono a livello nazionale: il 60% di tasse sul reddito d’impresa è pesante. Quindi a livello locale bisogna trovare delle soluzioni per non far crollare il sistema imprenditoriale. Altra questione per cui ci stiamo battendo molto è il credito d’impresa. Il sistema creditizio deve tornare a fare il suo lavoro e anche noi con i consorzi di garanzia e fidi possiamo fare qualcosa”.


Fiscalità locale e sostegno alle imprese: l’amministrazione Bergamin, a capo del comune capoluogo, ha fatto qualcosa, si sta muovendo?


“Il comune di Rovigo senza la provincia ha un ruolo fondamentale di comune capofila. Deve guardare alle problematiche della città, ma anche in prospettiva, dall’Alto al Basso Polesine. In tre mesi è difficile concretizzare qualcosa. Gli ultimi due assessori sono stati nominati da poco, tuttavia ritengo che adesso serva un’accelerazione. Ad esempio, sull’utilizzo dei fondi comunitari dovremo impegnarci molto. Dopo 11 mesi di commissario non possiamo permetterci il rischio di perdere ulteriori treni”.


Al primo cittadino in campagna elettorale avevate fatto una serie di richieste, tra cui l’abbassamento della pressione fiscale, e anche un piano per il centro. Siamo vicini ai 100 giorni di amministrazione, che frutti anche piccoli o immaturi raccogliete, se ne raccogliete?


“Sul problema delle tasse c’è da dire che per i servizi idrici abbiamo la tariffa più alta del Veneto, stessa cosa per i rifiuti. Le imprese pagano una Tari molto pesante. E’ necessario che i sindaci entrino nella gestione delle aziende pubbliche perché le diseconomie interne ricadono sui cittadini. Poi sono molto preoccupato per l’indeterminatezza dell’Interporto. Per il resto, c’è ad esempio un progetto su piazzetta Annonaria: per rivitalizzarla si potrebbe portare qualche artigiano incentivandolo con una riduzione fiscale nei primi tre anni”.


Altre idee per il centro?


“Dobbiamo lavorare per una ‘Rovigo tutto l’anno’, una programmazione comune per evitare sovrapposizioni”.

Che futuro vede in Polesine col taglio delle Prefetture?


“Sono molto preoccupato per il taglio delle prefetture. il rischio collegato è di perdere punti di riferimento come la questura i vigili del fuoco, e la sanità. Dobbiamo essere più compatti e meno passivi. Rovigo è vivace non morta”.


Tornando indietro alle primarie, ha visto cose che voi umani...?


“L’unico retroscena è che ho visto che le persone pur di arrivare a un obiettivo si vendono. Mi ha fatto specie che per concorrere mi abbiano chiesto l’iscrizione al Pd. Sono mondi chiusi dentro i quali fai fatica a entrare”.

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