Cerca

Clandestini assolti, il pubblico ministero appella le sentenze

Immigrazione

44229

Il reato di clandestinità depenalizzato dal giudice di pace

Contrasto tra la decisione del giudice di pace di assolvere "per la tenuità del fatto" gli immigrati accusati di clandestinità e il pubblico ministero, che ha impugnato le sentenze.
Da una parte c'è un giudice di pace che assolve dal reato di clandestinità appellandosi all'articolo 131 bis del codice penale, per la "particolare tenuità del fatto". Dall’altra, c'è la procura di Rovigo, che di fronte a parecchie di queste sentenze di recente pronunciate, ha proposto appello. E la questione, dunque, non è affatto risolta.



C'è infatti una sentenza della Cassazione, che fa giurisprudenza, e che ha anche creato un contrasto tra pronunce, il quale probabilmente verrà sciolto dalle Sezioni unite della Cassazione, che dice che la tenuità del fatto non si applica ai casi discussi davanti al giudice di pace.



Altra ragione per la quale decine di sentenze negli ultimi anni emesse dal giudice di pace "pro" clandestini, verranno impugnate, è che sostanzialmente ci sono interessi pubblicistici dietro la legge che stabilisce che essere clandestini in Italia è un reato. In particolare - lo potremmo leggere presto nelle ragioni di uno di questi appelli della Procura - il costo degli immigrati per lo Stato, la gestione degli immigrati, il rischio di infiltrazioni terroristiche e il costo delle espulsioni, non sono affatto interessi “tenui” da tutelare.



Il servizio completo in edicola nella Voce di martedì 24 gennaio
Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400