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Polacque, il no alla fusione supera l'Adige

"Senza Rovigo non si può fare"

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La sede di Polesine Acque in via Benevenuto Tisi da Garofolo a Rovigo

12/04/2017 - 00:00

Il no di Rovigo (per il momento in Commissione consigliare ma con ottime probabilità di venire confermato in aula il prossimo 20 aprile) rappresenta una vera e propria mazzata al piano di fusione tra Polesine Acque e Cvs.


E a questo punto, anche nella Bassa Padovana (vale a dire fra i soci di Cvs), aumenta il fronte dei “contrari” e dei “perplessi” rispetto ad un’operazione. sulla quale non mancano dubbi e ombre.


Ci sono ad esempio già parecchi sindaci che si dichiarano pronti a chiedere apertamente uno stop all’incorporazione tra le due aziende idriche pubbliche. Ed è un fronte ampio, che coinvolge il primo cittadino di Monselice, città sede di Cvs (e che diventerebbe sede della nuova società), Francesco Lunghi (Forza Italia), passa da Barbona, dove Francesco Peotta si è già detto dubbioso firmando un documento comune con il collega di Lusia Luca Prando, e arriva al Conselvano, con Roberto Milan (centrosinistra) di Bagnoli di Sopra, Piergiovanni Argenton (centrodestra) di Tribano, e persino Gianluca Piva (area Fratelli d’Italia) di Agna che invocano quantomeno una maggior prudenza prima di procedere con l’operazione di incorporazione.


Senza Rovigo - dicono i sindaci - non capisco come si possa pensare di andare avanti. Il capoluogo polesano dal nostro punto di vista è determinante. E se loro votano no, meglio fermarsi e riflettere”.


Il servizio completo sulla Voce del 12 aprile.

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