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Il generale: "Igor? Un latitante come ce ne sono tanti"

La caccia all'uomo

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06/06/2017 - 12:56

Sono passati due mesi dall'omicidio del barista di Budrio e della guardia venatoria.

Due mesi di caccia all'uomo spendendo una cifra di parecchi milioni di euro e impiegando migliaia di uomini (in alcuni momenti anche mille al giorno) e tutti i mezzi e le tecnologie a disposizione (dai droni ai Predator), ma di Igor non si è più trovata traccia.



Igor Vaclavic, al secolo Norbert Feher, il latitante accusato di duplice omicidio; l'uomo arrestato due volte (la prima in Polesine nel 2017 e la seconda a Ferrara nel 2010), e tutte e due le volte scarcerato in anticipo con uno sconto di pena; il criminale di cui la Serbia richiedeva l'estradizione a cui è sfuggito cambiando nome, era e resta introvabile.



Introvabile al punto che anche i carabinieri alla fine sono stati costretti a "ritirarsi" dal pattugliamento in forze della zona rossa (nel ferrarese con propaggini verso le valli di Comacchio da un lato e il confine con il Polesine dall'altro, le zone che conosceva meglio).



Fino all'ammissione. “Il killer di Budrio è un latitante come tanti ce ne sono”. Sono le parole rilasciate alle agenzie di stampa dal generale Adolfo Fischione, comandante regionale dei Carabinieri in Emilia-Romagna, sulla caccia all'imprendibile Igor.



A margine delle celebrazioni per la festa dell’Arma a Bologna, l’alto ufficiale ha cercato di spiegare i due mesi di caccia all’uomo dicendo che “noi abbiamo messo le nostre forze in quell’area perché era quella che questo signore, questo killer, ha frequentato per tantissimi anni da quando è arrivato in Italia. Giocoforza, la nostra attenzione deve essere messa in quell’area”.



Il generale si è detto comunque convinto di ottenere l’obiettivo, “che è quello di poterlo prendere” attraverso le attività "info-investigative" che non si sono mai fermate.

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