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Accoglienza ai profughi? "Sì, ma non nel mio cortile"

Immigrazione

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17/06/2017 - 23:49

Quando si parla di profughi ed accoglienza, come ha fatto con messaggi chiari il vescovo Pierantonio Pavanello, invitando tutti i comuni polesani a “fare di più”, tra i sindaci si sviluppa la sindrome del “not in my backyard”. Non per venir meno a un monito così “di peso”, ma “io nel mio giardino il profugo non ce lo voglio”.

Perché “ne abbiamo già abbastanza”, o perché “non abbiamo le strutture, e faremmo una cattiva accoglienza”.


Così tra i comuni in cui ancora non si è insediato alcun centro di prima accoglienza, c’è la a gara a “io vorrei, ma non posso”.



Lo dice chiaramente il neo sindaco di Badia Polesine Giovanni Rossi, che sottoscrive in pieno la lettera in cui campeggia un “no” chiaro e tondo, inviata dall’ex primo cittadino Gastone Fantato al prefetto Enrico Caterino, in risposta alla proposta di accoglienza diffusa (tutti i comuni accettano di ricevere una quota di richiedenti asilo, nella misura di tre ogni mille abitanti).



Rossi la motiva così: “Se affrontiamo il problema in termini matematici, io non faccio accoglienza, faccio dei ghetti".



A Badia Polesine, sostiene Rossi, il 10% della popolazione è formata da immigrati. Quindi “ne abbiamo già abbastanza. Inoltre è importante che o condividono i nostri valori e la nostra cultura oppure non se ne fa niente. La gente di Badia Polesine è stanca”.




Più moderato, ma sempre in guardia il sindaco di Trecenta Antonio Laruccia, che in teoria ha dato massima disponibilità al sindaco per l’accoglienza diffusa “se è condivisa da tutti”, ma avverte: “Non abbiamo dato disponibilità perché non abbiamo strutture pubbliche e private idonee a fare accoglienza”.



Occhiobello
, infine, mette avanti le mani: "Noi abbiamo già i nostri profughi che hanno ottenuto un permesso di soggiorno", dice il sindaco Daniele Chiarioni. Sono dieci, meno della quota che andrebbe a Occhiobello, di 30 circa. Ma il sindaco Chiarioni prende tempo: "C'è già un piccolo appartamento a Santa Maria Maddalena occupato da 4 o cinque richiedenti asilo".


Il servizio completo domani 18 giugno sulla Voce di Rovigo

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