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Profughi, i sindaci: "Non c'è nessun indotto"

Immigrazione

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19/07/2017 - 06:52

Altroché “indotto”. La presenza dei profughi non porta nemmeno un euro nelle casse delle attività commerciali dei paesi che li ospitano. La riprova arriva da Bosaro dove, da ultima, è arrivata in municipio, sul tavolo del sindaco Daniele Panella, una protesta che forse mai avrebbe pensato di vedersi recapitare.



“I richiedenti asilo intasano l’ufficio postale”. Sì, perché nel giorno in cui, ogni mese, la cooperativa Porto Alegre che si occupa della gestione dell’accoglienza all’ostello Canalbianco consegna ai circa 80 ospiti della struttura la quota prevista dagli accordi della prefettura per i piccoli acquisti quotidiani (due euro e mezzo al giorno, ovvero 75 euro al mese), questi si “fiondano” alle Poste per spedire ai loro familiari rimasti in patria parte di quel denaro. Insomma, quei soldi - pagati dalle prefetture, e dunque dallo Stato - si trasformano in piccole rimesse che vengono inviate in Africa.



E allora altroché “tutto un indotto che funziona attorno alle strutture. Come acquisti di alimentari, di abbigliamento e assunzione di operatori”, come ha detto il prefetto di Rovigo Enrico Caterino. I soldi, vanno soltanto alle cooperative. E i sindaci non hanno dubbi: "Nessun indotto per le nostre attività commerciali".



Il servizio completo, la voce dei paesi interessati e i commenti dei sindaci sulla Voce in edicola mercoledì 19 luglio.

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