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La ricerca del “Fresco Institute” approda in casa di cura

Rovigo

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Oggi alla “Città di Rovigo” il corso sulla riabilitazione dei malati di Parkinson. Focus sul protocollo Mirt elaborato nell’ambito dell’ attività di ricerca avanzata del Fresco Institute.
Fisioterapia, tapis roulant, Nintendo Wii e musica “condensati” in un protocollo applicato alla riabilitazione dei malati di Parkinson della casa di cura “Città di Rovigo” e che prende le mosse dalla ricerca più avanzata che fa capo al “Fresco Institute”, fondato nel 2015 dal’ex presidente della Fiat Paolo Fresco. “E’ il cuore del protocollo Mirt che noi utilizziamo nella modulazione a tre ore: un’ora di trattamento personalizzato del fisioterapista, un’ora con le macchine e infine la parte di logopedia e neurologia - spiega Tania Sogoian responsabile dell’Unità operativa 2 dell’area riabilitativa della struttura di via Falcone Borsellino – Ora stiamo lavorando per portarlo a 5 ore. I risultati sono positivi, perché tutti i pazienti presi in carico in quest’ultimo anno e mezzo sono indiscutibilmente migliorati in base ai parametri fissati dalle scale internazionali di valutazione”.


Malati di Parkinson che hanno sintomi meno intensi e quindi una qualità di vita migliore ed hanno aumentato la loro autonomia, come la capacità di camminare e di equilibrio. Il trattamento utilizzato in casa di cura origina dal protocollo MIRT (acronimo di Multidisciplinar Intensive Rehabilitation Treatment) ideato da Giuseppe Frazzitta, direttore del dipartimento di riabilitazione dell’Ospedale Moriggia Pelascini di Gravedona, in provincia di Como, uno dei 6 centri di eccellenza italiani nel campo della riabilitazione dei malati di Parkinson voluti dal “Fresco Institute” e dove sono andati a formarsi gli operatori della “Città di Rovigo”. “E’ un percorso personalizzato riconosciuto a livello mondiale. Prevede 30 giorni di ricovero, durante il quale ci si sottopone a sedute di movimento aerobico dalle tre alle cinque ore al giorno, dal lunedì al sabato – spiega Frazzitta - trattamenti con fisioterapisti e logopedisti e utilizzo di macchine robotizzate, oltre a una “terapia occupazionale” per migliorare l’autonomia nella vita quotidiana”. “Il nostro trattamento utilizza anche la musica, partendo dal presupposto - prosegue Sogoian - che ciò che viene meno nel parkinsoniano è la ritmicità. Si tratta di far riapprendere al paziente movimenti che erano andati
persi e la musica, senza dubbio, aiuta”.
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