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Coimpo, uno dei fondi torna ai proprietari

Adria

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20/01/2018 - 08:02

Nella bufera sollevata dal caso Coimpo c’è chi vede uno spiraglio di luce. Ieri, infatti, per la proprietaria di uno dei fondi a cui l’11 dicembre i carabinieri della forestale avevano messo i sigilli, è arrivata una buona notizia. I terreni non sono più sotto sequestro.



A deciderlo è stata la Direzione distrettuale antimafia di Venezia, titolare dell’indagine sulle due società Coimpo e Agribiofert, a cui viene contestato lo sversamento nelle campagne attorno allo stabilimento di Ca’ Emo di fanghi non stabilizzati correttamente. Era stata la stessa Dda a ordinare il sequestro preventivo di circa 280 ettari di terreno su cui erano stati sparsi i fanghi.



Sui terreni incombe la minaccia della confisca. Ma non per Paola Gagliardo, proprietaria dei 113 ettari del fondo Valnova. “La Dda ha dissequestrato i nostri terreni - spiega il marito della signora, l’avvocato Franco Portesan - perché ha preso atto dell’impossibilità di reiterare il reato da parte di Coimpo”.



I sigilli erano scattati, infatti, in via preventiva, ma il legale si era affrettato a chiarire la posizione della moglie al procuratore veneziano. “Dopo l’incidente in cui sono morti i quattro operai - spiega Portesan - abbiamo deciso di prendere le distanze dalla Coimpo, che aveva in affitto i nostri terreni”. Così, una volta scaduto il contratto di affitto con Coimpo, cioè nel 2016, la proprietaria del fondo Valnova ha deciso di affittarlo a un’altra società, che aveva continuato a coltivarlo a mais e grano.



“Abbiamo incaricato un laboratorio - spiega l’avvocato Portesan - per eseguire le analisi di alcuni campioni per verificare se i terreni siano stati ‘maltrattati’. In caso affermativo ci costituiremo parte civile nel processo a Coimpo”.



“Il dissequestro della Dda - prosegue Portesan - è anche la risposta ai tanti ‘cacciatori di streghe’ che sui social network ci avevano scritto messaggi accusatori, scambiando una macchia di vegetazione spontanea per una vasca piena di rifiuti”. Un’ipotesi non solo fantasiosa, ma anche insensata che rischia soltanto di gettare fango - giusto per restare in tema - su chi, a detta dell’avvocato, non è mai stato connivente con le losche manovre dei sei vertici di Coimpo e Agribiofert, arrestati l’11 dicembre scorso.



Il servizio completo sulla Voce di sabato 20 gennaio

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