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L’INCHIESTA

Polesine, 1.700 affitti per turismo

A differenza della media italiana, in provincia di Rovigo più registrazioni che annunci

Polesine, 1.700 affitti per turismo

Affitti turistici brevi, per meno di un mese, in abitazioni o anche sono in camere. E’ questa, ormai da alcuni anni, la nuova frontiera delle vacanze. A farla da padrona, neanche a dirlo, internet con la sua offerta nelle piattaforme o nelle App. Una di queste, tra le più usate negli ultimi anni, è sicuramente Airbnb. Si tratta di un portale che fa una cosa tanto banale quanto utile: mette in correlazione l’offerta di ospitalità con la domanda di soggiorno. Il tutto per periodi brevi, meno di un mese di solito.

Nata a San Francisco nel 2007, Airbnb è diventata un colosso di pari passo con l’evoluzione del web e con la sua crescita.

Ma c’è qualcosa che stona, almeno leggendo i numeri in Italia, del fenomeno Airbnb, ovvero la differenza evidente tra quanti sono gli immobili che vengono proposti e quelli denunciati alla Questura, obbligo, questo, sancito dal decreto sicurezza 113/2018 per chi affitta o subaffitta camere, anche per meno di 30 giorni. L’effetto delle norme più recenti si potrà vedere però sul 2019.

Quello che però emerge sono i 416mila annunci su Airbnb rispetto ai 195mila appartamenti registrati in Questura su Alloggiati Web: più del doppio. Lo dice una inchiesta pubblicata sul “Sole 24 Ore”. In attesa che la normativa venga registrata, che i due numeri si avvicinino e il fenomeno dell’affitto venga regolarizzato, emerge che ci sono dei territori dove ci sono più comunicazioni alla Questura rispetto agli immobili presenti in rete.

E’ il caso della Provincia di Rovigo, che si dimostra virtuosa per il Fisco. Il dato, infatti, presume che a fronte di 1.719 appartamenti registrati su Alloggi Web, sono 596 quelli che si possono trovare su Airbnb, circa un terzo. Praticamente l’opposto del trend nazionale, dove c’è il doppio di annunci su Airbnb rispetto alle registrazioni in Questura.

Ma non è un caso isolato, quello di Rovigo. C’è un’altra decina di province nella stessa condizione. A partire da Venezia, la città col maggior numero di appartamenti registrati a livello italiano: 63.012. Mentre sono “solo” 12.115 quelli presenti su Airbnb. Anche la provincia di Belluno è virtuosa, con 2.526 registrazioni e 1.559 alloggi sul portale web.

Ma ci sono pure Ferrara, Forlì Cesena, Ravenna e Ancona, la città virtuosa più a Sud. Le altre sono Gorizia, Trieste e Udine in Friuli Venezia Giulia, Sondrio in Lombardia e Savona in Liguria.

Per quanto riguarda le altre province venete, Padova va sopra alla media nazionale, con 630 registrazioni ma 1.670 annunci, Verona 2.977 contro 6.779 e Vicenza 726 contro 1.252.

Interessante notare che in provincia di Rovigo, ci sono 4,5 immobili ogni 100 iscritti ad Airbnb, solo il 6,9% nel capoluogo. Venezia, per esempio, ne ha 24,3 ogni 100, mentre il 70,6% è nel capoluogo.

Sulla questione degli alloggi turistici, recentemente anche la Regione Veneto era intervenuta legiferando in proposito. Una legge che è stata fortemente sostenuta dall’assessore regionale al Turismo, Federico Caner, la numero 23 del 19 giugno scorso.

All’interno, infatti, sono presenti le “Disposizioni in materia di ricettività turistica”, ovvero norme per i proprietari degli alloggi atte a debellare l’abusivismo. Sono stati infatti molti quelli che se ne sono approfittati, a danno di tutto il comparto, con una concorrenza sleale. Una Legge che aveva avuto, alcuni giorni fa, anche il benestare del governo, il quale non l’aveva impugnata.

“E’ la conferma che anche su questo tema così delicato abbiamo lavorato con oculatezza - le parole di Caner - e che grazie all’introduzione del codice identificativo per gli alloggi in locazione potremo contrastare con più efficacia il fenomeno dell’abusivismo e la concorrenza sleale, garantendo, attraverso le attività di controllo previste, quella trasparenza nel settore della ricettività turistica che ci veniva chiesto dalle associazioni degli operatori e che rappresenta un traguardo importante per la tutela del consumatore”. “Voglio ribadirlo per l’ennesima volta – ha concluso Caner – la nostra volontà non è fare la guerra ai proprietari e ai gestori degli alloggi, ma sottoporre tale attività, per troppo tempo rimasta incontrollata, al rispetto di principi tutt’altro che punitivi, che finalmente la disciplinino, contribuendo anche valorizzarla”.

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