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IL CONVEGNO

“Sono bulli i genitori sugli spalti”

L’avvocato Osti: “Distinguere il fenomeno dal reato”. La psicologa: “Litigare fa bene”

“Sono bulli i genitori sugli spalti”

L’avvocato Osti: “Distinguere il fenomeno dal reato”. La psicologa: “Litigare fa bene”

C’erano oltre 50 persone al qualificato convegno sullo sport e il bullismo organizzato venerdì sera dal titolo “Il bullismo si vince giocando”. L’intento era quello di mettere in guardia genitori, ma anche associazioni sportive, sul fenomeno delle vessazioni fra giovani, che spaventa sempre più famiglie, ma anche sul fatto che litigare all’interno di un gruppo sociale è normale, se non salutare. Ha moderato Giulia Pegoraro, giocatrice professionale di basket, della Rhodigium basket Rovigo ed è intervenuto anche Lucio Taschin, delegato Coni Rovigo. Per gli aspetti più strettamente legali ha parlato l’avvocato Anna Osti, del foro di Rovigo, presidente di Altoditerra sulla distinzione tra bullismo e altri reati.

“Bisogna fare chiarezza tra bullismo e comportamenti di reato - ha precisato il legale - Infatti spesso si definisce bullismo quello che è un vero e proprio reato. Il bullismo è un fenomeno sociale che prevede la prevaricazione su soggetti più deboli fatto in maniera fastidiosa. Se è uno scherzo, un litigio o se non c’è accanimento non è neppure bullismo. Se invece diventa estorcere denaro, minacciare con il coltello - avvisa Osti - questa è delinquenza vera e propria, si parla di baby gang. In genere si tende ad abusare il termine bullismo”. Distinzione importante perché mentre il bullismo per il legislatore è un fenomeno sociale che bisogna prevenire, alcune condotte di reato vanno punite anche duramente.

“All’interno di questo range di comportamenti c’è lo stalking, il furto di corrispondenza, la minaccia, l’estorsione, l’istigazione al suicidio, le lesioni gravi, il furto o il furto d’identità, i reati sessuali”. Insomma, non si scherza. La pedagogista clinica, autrice del libro “Volevo lo zucchero filato” Valentina Borella è intervenuta sul concetto di prevenzione e di educazione e ha provocato gli adulti presenti, consigliando di “guardare bene i ragazzi”, sia che si eserciti il difficile mestiere di genitori, sia che si eserciti la professione di allenatore di squadra. “L’obiettivo di una squadra è vincere e in caso di perdita, di imparare la lezione, chiedersi, se dove e come si sarebbe potuto dare di più come squadra. Il genitore crede nel proprio figlio e in tutti i giocatori in campo indipendentemente dalla maglia. Un giocatore è sempre il figlio di qualcuno. L’allenatore non è a bordo campo, è in campo, è negli spogliatoi, nel pulmino e nelle borse dei suoi atleti”.

La psicologa Barbara Bononi ha fatto un intervento se vogliamo choc, dichiarando che “molto spesso i litigi tra i compagni all’interno del gruppo sociale, i conflitti sono propedeutici a una fase di crescita - ha spiegato Bononi - Per questo gli adulti dovrebbero lasciare lo spazio ai bambini e ai ragazzi di risolvere queste conflitti interni al gruppo sociale”. In fin dei conti “litigare tra ragazzi è normale, mentre i figli che io definisco ‘Teletabis’ che non hanno mai problemi in realtà sono patologici”.

Poi ha avvertito: “Alcuni aspetti legati al bullismo si apprendono proprio nell’ambito dello sport e della famiglia. E’ importante che i genitori rispettino le scelte che l’allenatore fa in campo, non si mettano a dare consigli al proprio figlio scavalcando le scelte decisionali del mister andando a mettere in difficoltà tutta la squadra. Spesso i veri bulli sono i genitori dagli spalti”.

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