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IL CONVEGNO

Non si berrà più l'acqua del Po

Troppo esposta agli inquinanti, Acquevenete pronta a dismettere tutte le centrali di potabilizzazione che pescano dal Grande Fiume

Al Museo Grandi Fiumi si parla di cambiamenti climatici e inquinanti di nuova generazione. “Quello che affrontate oggi è un tema importante, multidisciplinare. Raccontarlo è complicato, servono competenze di natura scientifica”. E' quanto ha detto il sindaco Edoardo Gaffeo, portando il suo saluto in occasione del corso dal titolo “Cambiamenti climatici e inquinanti di nuova generazione”, organizzato dall'Ordine dei giornalisti del Veneto in collaborazione con Confservizi Veneto e tenutosi nella sala Flumina del Museo Grandi Fiumi.

“Per esempio, tema di questi giorni - ha proseguito il sindaco - è la riscoperta di come alcuni enzimi siano in grado di scompattare le molecole del Pfas e quindi, in qualche modo di “mangiare” questo tipo di inquinanti. Però per raccontarlo bene serve essere divulgatori scientifici, come per raccontare bene come vengono gestiti gli investimenti nelle infrastrutture nell'ambito dell'acqua, bisogna avere competenze di natura tecnica, economica. Quello che viene chiesto ad un giornalista che si occupa di queste tematiche, è pertanto complicato e multidisciplinare, perché non ci si può permettere di dare notizie incomplete. C'è una responsabilità da parte di chi gestisce il servizio, da parte di chi lo deve controllare, la pubblica amministrazione, ma anche da parte di chi lo deve raccontare. Il nostro territorio con l'acqua ha un rapporto particolare, quindi colgo con soddisfazione questa iniziativa e vi auguro buon lavoro”.

Pfas, ma non solo. Il tema degli inquinanti è sempre più vasto e ciò che spaventa è l’impossibilità di sapere prima la pericolosità di particolari molecole chimiche. Lo si scopre sempre dopo. Presenti al tavolo dei relatori i rappresentati di Arpav, il commissario per l’emergenza Pfas, Nicola Dall’Acqua e il direttore di Acquevenete. Tra il pubblico l’assessore all’ambiente del Comune di Rovigo, Dina Merlo, il sindaco di Polesella e presidente Ato Acque Leonardo Raito, il presidente della Provincia Ivan Dall’Ara, il sindaco di Occhiobello Sondra Coizzi, il prefetto Maddalena De Luca, il presidente di Acquevenete Piergiorgio Cortelazzo e altre autorità e politici del territorio.

“Vi faccio un esempio: ora sotto Vicenza c’è tantissima acqua, ma ha una qualità tale che possiamo paragonare la zona al deserto del Sahara. Perché anche se c’è non la possiamo più usare. E prima o poi si trasferirà anche agli altri bacini ed è quello che dobbiamo evitare - ha detto Nicola Dall’Acqua, commissario regionale per l’emergenza Pfas – La storia di Vicenza è l’esempio della sbagliata programmazione. Furono costruiti pozzi di prelevamento lì perché c’era più acqua. Ma senza alcuno studio su tutto il resto. Per 50 anni abbiamo prelevato acqua da una falda inquinata da Pfas. Ci abbiamo messo una azienda chimica che ha inquinato gli acquiferi, arrivati fino al punto di prelievo. Neanche un miliardo di discariche avrebbero inquinato così tanto. La pianificazione si fa con le leggi. Quando scarico una sostanza la legge mi deve dare dei limiti. Ed è per questo che continuiamo a lottare perché il governo legiferi sui limiti. La regione non può combattere da sola. Noi filtriamo tutto ma non possiamo certo mettere un filtro al Po”.

E non ci sono solo i Pfas, ora sono emersi anche nuovi inquinanti, chiamati C604 le cui conseguenze sulla salute sono ancora sconosciute. Ma Aquevenete, gestore idrico, si è già attivata per filtrare anche questa nuova sostanza. “Ma stiamo andando verso la dismissione delle centrali di potabilizzazione che pescano dal Po - commenta il direttore di Acquevenete, Monica Manto - Perché quelle del Po? Abbiamo fatto le nostre valutazioni e si tratta di una scelta che va nella direzione della minimizzazione del rischio sulle fonti prese in esame in base alla possibilità di essere inquinate”.

Collegato al tema anche la questione dei cambiamenti climatici snocciolata in aula da Massimo Mazzola di Arpav. “A dircelo il Centro meteo di Teolo: ci attendiamo nei prossimi anni un aumento delle temperature massime e minime e episodi di ondate di calore. Particolarmente colpita da questo evento sarà la pianura padana. Le temperature medie sono in aumento ed è un dato incontrovertibile. Non resteremo senz’acqua perché abbiamo il bacino sotto ma sicuramente sarà necessario un utilizzo maggiore per irrigare”.

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