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L’intervista

"I fiumi del Polesine sono turismo, sviluppo e trasporto"

Così la pensa l'assessore regionale al territorio Cristiano Corazzari

"I fiumi del Polesine sono turismo, sviluppo e trasporto"

I fiumi in Polesine non sono solo rischi e disastri. Sono anche sviluppo, logistica, turismo. La vede così anche l’assessore ai Parchi, Territorio e Cultura Cristiano Corazzari, che da uomo del Po, profondamente legato alla sua storia, come tutti i polesani, è innamorato del suo Grande Fiume.

Com’è il suo rapporto con il fiume?

“Sul Po ci vivo ci sono nato e molti dei miei ricordi sono legati al Grande Fiume, ho una grande passione per la pesca. Al fiume è legata anche la mia passione per la politica, perché i racconti di Giovannino Guareschi di Don Camillo e Peppone sono ambientati a Brescello (Reggio Emilia), lungo il Po. Io immaginavo fosse Stienta. Erano storie legate al Grande Fiume, tanto che la copertina del primo libro di Guareschi raffigurava la copertina di Castelmassa. C’è un amore profondo delle genti rivierasche per il Po che condivido profondamente. Anche se noi facciamo finta che il Po non esista, c’è un legame indissolubile con il fiume; un legame che spesso in occasione delle grandi piene si rinsalda”.

I fiumi e i canali polesani rappresentano anche un’opportunità di sviluppo per la logistica. Ci sono progetti a riguardo? Come equilibrare lo sviluppo con la questione ambientale e dell’inquinamento dei corsi d’acqua in questo caso?

“Il fatto di poter trasportare merci sulle vie d’acqua rappresenta una delle sfide del futuro, anche per ridurre il carico di autoveicoli sulle nostre strade. Sono stati fatti nel corso degli anni investimenti importanti, usando fondi nazionali, regionali ed europei, per l’Interporto di Rovigo e l’intermodalità tra gomma, ferrovia e vie d’acqua. Infatti la tratta del Fissero Tartaro Canalbianco arriva fino a Porto Levante. E qui c’è un investimento importante sulla portualità in Polesine. Obiettivo nostro è trovare una via di sbocco al mare alternativa alla parte occidentale, che è Genova. Potrebbe essere l’alternativa che serve il quadrante d’Europa di Verona”.

Fiumi, sviluppo e turismo ecosostenibile. In generale si potrebbe fare di più?

“Contrastare l’inquinamento delle acque è fondamentale precondizione per usare i fiumi in chiave turistica e per le attività ludico sportive, pensiamo alla pesca sportiva. Su questo occorre far rispettare rigorosamente le norme ambientali a cui sono tenuti il comparto industriale, primario e agricolo”.

Il Polesine è sicuro dal punto di vista idrogeologico?

“Il Polesine è una terra sicura dal punto di vista idrogeologico per tutti i progetti fatti dopo il 1966. Con la centrale di Polesine Camerini si fecero investimenti sulla sicurezza idrogeologica. Anche in occasione delle ultime tragedie alluvionali 2010 con le alluvioni a Vicenza, Verona e Padova e in occasione di Vaia il Polesine è stato uno di quei territori che nonostante queste precipitazioni ha dimostrato una grande sicurezza idraulica. La sicurezza c’è, ed è frutto di un lavoro che viene sempre garantito”.

Rispetto alla sicurezza idrogeologica, cosa fa la Regione e cosa c’è in programma?

“Come Regione stiamo cercando di intervenire anche nel ripristino dell’equilibrio ambientale rispetto alle nostre Lagune, sia per una questione di sicurezza idrogeologica che per le vivificazioni delle lagune, oltre a gestire le arginature. Mi sono anche occupato di stilare delle linee guida che permettano di realizzare le manutenzioni nel sistema deltizio”.

Il consigliere Azzalin qualche giorno fa ha criticato al giunta Zaia perché non finanzierebbe abbastanza il lavoro dei Consorzi. Come replica?

“Le critiche le rispedisco al mittente, perché l’assessore Pan ha ripianato debiti per 60 milioni di euro che i Consorzi di bonifica soffrivano quando lui si è insediato come assessore all’Agricoltura. Non solo, vengono anche date risorse per le opere ordinarie e straordinarie. E’ chiaro che i Consorzi hanno costi particolari, come quelli dell’energia elettrica. Ricordiamo che il nostro è un territorio artificiale per definizione. C’è un grande equilibrio che deve essere mantenuto grazie all’intervento dell’uomo. perché le nostre terre sono per definizione terre strappate al mare”.

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