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GIornata della memoria

“Gaffeo, metti le pietre della Shoah”

“In memoria di Luigia Modena Colorni, Clelia Consigli e umberto Luzzati, per non dimenticare”

“Gaffeo, metti le pietre della Shoah”

 Anche Rovigo ha vissuto la immane tragedia della deportazione e anche a Rovigo gli ebrei che fino all’avvento delle leggi razziali avevano una vita dignitosa, non sono più tornati.

Ecco che gli alunni della classe V D della primaria Giovanni Pascoli, che fa parte dell’Istituto comprensivo 1 di Rovigo, hanno avuto un’idea: scrivere al sindaco per suggerirgli un gesto che aiuti i rodigini a non dimenticare l’orrore della Shoah.

“Egregio signor Sindaco - si legge nella lettera scritta a mano in corsivo - Come ogni anno in questi giorni stiamo parlando della Shoah con le nostre insegnanti e abbiamo scoperto che anche a Rovigo gli ebrei sono stati perseguitati e deportati”.

Poi lanciano la proposta: “Sappiamo ch ein molte città ci sono le ‘pietre d’inciampo’ che ricordano la memoria del nome e dei luoghi dove abitavano, studiavano e lavoravano gli ebrei perseguitati. Le chiediamo, se non sono ancora presenti, di collocare le pietre di inciampo in memoria di Clelia Consigli, Luigia Modena Colorni e di Umberto Luzzati. Ci sembra che sia una cosa giusta e necessaria per non dimenticare”.

La lettera è firmata dalla V D tutta e dalle maestre Monica Merlin, Eva Zerbinati, Rita Palazzi, Ilenia Rizzi, Federica Zaia, Sabrina Salomoni, Silvia Rabachin e dall’educatrice Paola Oliva.

L’idea è scaturita dopo una serie di letture e discussioni fatte in classe sull’Olocausto.

“Le Pietre d'inciampo (in tedesco Stolpersteine) sono un'iniziativa dell'artista tedesco Gunter Demnig per depositare, nel tessuto urbanistico e sociale delle città europee, una memoria diffusa dei cittadini deportati nei campi di sterminio nazisti - spiega l’istituto - Sono 26 i paesi in cui sono state collocate delle stolpersteine.

La memoria consiste in una piccola targa d'ottone della dimensione di un sampietrino (10 × 10 cm), posta davanti alla porta della casa in cui abitò la vittima del nazismo o nel luogo in cui fu fatta prigioniera, sulla quale sono incisi il nome della persona, l'anno di nascita, la data, l'eventuale luogo di deportazione e la data di morte, se conosciuta. Questo tipo di informazioni intendono ridare individualità a chi si voleva ridurre soltanto a numero. L'espressione "inciampo" deve dunque intendersi non in senso fisico, ma visivo e mentale, per far fermare a riflettere chi vi passa vicino e si imbatte, anche casualmente, nell'opera.

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