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“Non siamo onnipotenti ma fragili”

Celebrazione scarna, in streaming, ieri 26 febbraio. Il vescovo Pavanello ha invitato a liberare la fede dalle “inutili esteriorità”

“Non siamo onnipotenti ma fragili”

Attorniato dai sacerdoti, che hanno “animato” la messa con cori a cappella e leggendo le varie letture, il vescovo Pierantonio Pavanello ha celebrato la messa del mercoledì delle ceneri, in streaming, ieri alle 21 sul canale youtube della Diocesi di Adria e di Rovigo. Una celebrazione particolarmente intensa, in cui la guida spirituale della chiesa locale, ha voluto sottolineare in maniera se vogliamo “rivoluzionaria” il rischio, “viste le reazioni alle restrizioni di questi giorni anche alle liturgie, di vivere la fede nella sua esteriorità e funzione sociale più che nel rapporto intimo con Dio”.

E’ stata un’omelia incentrata sul sacrificio che i fedeli sono chiamati a fare: il Coronavirus come metafora delle ceneri, che i cristiani stanno vivendo sulla loro pelle come segno della fragilità umana. “L’epidemia di questi giorni - ha detto - ci fa toccare in maniera sensibile la fragilità della nostra condizione umana. L’illusione dell’onnipotenza che la scienza e la tecnica hanno fatto crescere in noi rischia di lasciare il posto a una paura irrazionale perché è andata in frantumi la convinzione di essere onnipotenti. Ecco che ci troviamo deboli paurosi come forse ci illudevamo di non essere”.

Il vescovo Pavanello ha inoltre consigliato: “Come credenti siamo chiamati a leggere nella fede anche questo avvenimento non dobbiamo coltivare la immagine di Dio come quella di un burattinaio che distribuisce premi e castighi a suo arbitrio”. Ed ecco la lettura che di questi giorni di sacrificio anche per i fedeli che non possono ricevere i sacramenti e partecipare alle liturgie il vescovo fa. “Noi siamo essere incompiuti, siamo creature bisognose di tornare al loro creatore e desiderose di tornare al loro padre.Questa situazione ci porta a vivere una forma inedita di digiuno, il digiuno dalla liturgia, necessaria per la vita cristiana come il cibo lo è per la vita fisica. Così anche la rinuncia alla liturgia e ai sacramenti a cui siamo costretti in questi giorni, andando alla sorgente della fede che è il nostro rapporto personale con Dio, spinge a riflettere sulla rinuncia al sacramento della comunione nel suo aspetto esteriore”.

E ha continuato: “Spesso viviamo la vita cristiana come occasione esteriore e sociale e anche noi sacerdoti facciamo dipendere da questo la vita cristiana stessa. Lo noto vedendo le reazioni alla decisione di sospendere le celebrazioni”. E ha concluso: “Manca forse, nel popolo cristiano e in noi preti la consapevolezza che la sorgente della fede è oltre le celebrazioni non perchè non siano importanti ma perché in fondo quello che è decisivo è la relazione con Cristo e noi spesso invece confidiamo nelle cose esteriori nel costume, nella società e ora che questo viene meno ci vediamo sperduti”.

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