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CORONAVIRUS IN POLESINE

"Ci manca la scuola, un rifugio dove esprimerci"

Le classi di Ceregnano si incontrano nelle aule virtuali, mancano abbracci e sorrisi dal vivo, ma non la voglia di imparare e stare insieme, alunni e docenti

"Ci manca la scuola, un rifugio dove esprimerci"

Incontrare ogni giorno gli amici è l’abitudine che manca di più ai ragazzi ai tempi del Coronavirus. E così anche per la scuola come luogo di socializzazione si prova un’inaspettata nostalgia. Ma se le Aule virtuali non potranno mai sostituire un’ora di lezione in presenza, guardandosi in faccia e sorridendo insieme, l’importante è mantenere viva la comunità scolastica e continuare a parlare. Anche dell’attualità, sviscerando riflessioni e emozioni. È accaduto nella scuola secondaria di primo grado “Goldoni” di Ceregnano e in tutto l’Istituto Comprensivo di Villadose dove anche i compiti assegnati on line rivelano gli stati d’animo e i pensieri profondi dei ragazzi. Paura, stupore ma anche fiducia nel futuro e tanta voglia di normalità.

“Da subito – spiega il Dirigente Scolastico Osvaldo Pasello – abbiamo avviato la didattica a distanza, con grande impegno del personale amministrativo e dei docenti. Ad oggi sono state attivate nell’Istituto 120 Aule virtuali dove ogni giorno gli alunni seguono le lezioni on line in quasi tutte le materie e in ogni ordine di scuola. Non mancano le difficoltà, connessioni lente, carenza di attrezzature per le famiglie, il tema della valutazione: ma passo dopo passo ci organizziamo sempre di più, con l’obiettivo primario, anche attraverso i fondi stanziati dal decreto legge n. 18/2020, di raggiungere davvero tutti”.

Ed ecco gli alunni, alcuni di loro:
«Mi sento come una barca in balìa di una tempesta – scrive Benedetta - c’è la mia famiglia, le mie cose ma tutto è cambiato; manca il contatto, mancano i visi, mancano le voci, manca la nostra vita di sempre che ora più che mai apprezzo anche nelle sue parti più negative».

«Questa esperienza ci fa riflettere su qualcosa che davamo per scontato: la libertà di compiere anche le azioni più semplici e quotidiane» – è il pensiero di Martina e Guglielmo che ha fiducia nella scienza.

«La scuola – ammette Mariachiara - per me è come un rifugio dove puoi esprimerti. A scuola impari anche a conoscere te stesso, di che pasta sei fatto, i tuoi limiti, le tue debolezze, le tue capacità. Queste sono cose che a casa non si possono fare, o almeno io non riesco». La pensa così anche Sharon che aggiunge: «mi mancano tanto compagni e insegnanti, sapere che forse non li vedrò ancora per molto tempo mi fa sentire male».

C’è chi, come Sofia, ha deciso di affidare ancora una volta al suo diario tutte le emozioni più segrete, sperando che nessuno lo leggerà mai. E chi, come Luca, sente «una pugnalata al cuore ogni volta che ascolta un telegiornale», ma si consola almeno vedendo le foto di Venezia meno inquinata. «Mi mancano le tante chiacchierate con gli amici in pulmino, gli strani discorsi che facevamo a ricreazione e le divertentissime lezioni che abbiamo fatto insieme» scrive Samuele, preoccupato e un po’ confuso come l’altra Sofia, Ilaria e Giacomo che ammette: «la scuola al computer per me è faticosa, ma ci sto provando». E Anna: «la cosa che mi manca più di qualsiasi altra, è abbracciare le persone che amo, per esempio i miei nonni».

«Seguo le lezioni seduta sul divano – spiega Alessandra - ma il posto accanto a me è vuoto, i miei compagni non ci sono se mi volto. Lo schermo limita, non c’è la pausa per sorridere insieme. Mi è stato tolto ciò che amo di più: i rapporti umani».
Per guardare al futuro, Paolo, il cui pensiero va anche a tutte le persone che stanno soffrendo, cita Seneca: «Anche se il timore avrà argomenti, scegli la speranza».

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