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CORONAVIRUS IN POLESINE

Il virus uccide ancora, muore una donna di 85 anni

Era stata ricoverata in Geriatria, dopo un primo tampone negativo, era risultata positiva

Un caso di "Legionella" in ospedale a Rovigo

Foto d'archivio

"Giusto cominciare a parlare del 'dopo' contagio, perché abbiamo anche un aspetto economico e sociale da considerare, ma dobbiamo anche cominciare a riflettere su come saranno i nostri comportamenti in quel dopo". Lo ha detto il direttore generale dell'Ulss 5 Antonio Compostella, nella premessa al consueto bollettino sull'andamento del coronavirus in Polesine. "Perché dobbiamo capire che il virus non è stato debellato - ha proseguito - Magari non avremo, in quel 'dopo' ondate di contagio, come è stato nella prima fase di questa epidemia, ma i contagi proseguiranno. Cominciamo, allora, dentro ognuno di noi, a pensare a come dovremo comportarci in seguito, sicuramente mantenendo alcune delle cautele che sino ad ora abbiamo osservato".

Un nuovo decesso. E' avvenuto ieri sera, alle 19. Si tratta di Giuseppa Furini di Canaro, una donna del 1935, ricoverata a Geriatria il 7 marzo, il 24 era stato fatto il tampone, negativo, il 31 era risultato positivo, è stata trasferita a Trecenta e qui, dopo una prima fase abbastanza stazinaria, ha avuto un peggioramento importante che l'ha condotta al decesso. Aveva anche altri problemi di salute, di ordine cardiologico. "Questo virus ha colpito tutte le fasce d'età, ma il prezzo maggiore viene pagato dalle persone anziane", ha proseguito Compostella.

La questione della mortalità. "Perché una persona muore per coronavirus? - ha spiegato il direttore generale dell'Ulss 5 - Ovviamente ci sono i danni provocati agli organi dal virus, che, in concreto, uccide le cellule; soprattutto, però, stiamo vedendo che l'infezione da coronavirus determina nell'organismo, nei casi maggiormente gravi, scatena una reazione immunutaria che cambia da persona a persona che porta all'accumulo di materiale necrotico negli alveoli dei polmoni. Da qui la polmonite interstiziale che troviamo nelle radiografie, che può portare in maniera molto rapida alla morte, perché, se anche noi interveniamo con la ventilazione meccanica, se questo accumulo si genera prima del nostro intervento, può essere insufficiente".

La terapia e il nuovo farmaco. Tra i protocolli utilizzati a livello internazione e, anche in Polesine, quello per la sperimentazione del Tocilizumab, che dovrebbe interrompere questa degenerazione. Il trattamento "di base", gestito dagli specialisti dell'Ulss 5, prevede, poi, anche somministrazione di antibiotici e antivirali. Viene impiegata, quindi, una vera e propria batteria di farmaci.

Età media e mortalità. Per quanto riguarda i polesani deceduti, il 56% è di sesso femminile, il 44% maschile. Il 67% dei decessi è avvenuto tra 70 e 99 anni, ma si registrano anche due decessi tra i 50 e i 59 e uno tra i 60 e i 69, quindi tre decessi al di sotto dei 70 anni. "Certo gli anziani pagano il prezzo più alto - ha proseguito Compostella - ma questo gravissimo rischio riguarda anche i non anziani".

La situazione in Polesine. Rimane diversa alle province del Veneto e ad altre Regioni. Il numero dei casi positivi ogni 10mila abitanti, infatti, nell'ambito del Centro Nord, la provincia di Rovigo è al penultimo posto. Una situazione migliore si individua unicamente a Gorizia. "Sicuramente è il risultato di una serie di fattori - ha detto Compostella - ma anche del lavoro dei nostri operatori e della responsabilità dei polesani". Il Polesine ha il 0,10% di tamponi positivi nella popolazione residente.

I nuovi contagiati. Ci sono cinque nuove positività in Polesine. Una signora del 1971 di Rovigo, infermiera in una struttura del Padovano, ha fatto il tampone nel Padovano ed è risultata positiva, si trova in isolamento; una donna del 1961 dell'Altopolesine, venuta a contatto con un caso positivo, ricoverata il 6 aprile in Malattie Infettive, verrà trasferita a Trecenta; un uomo del 1979 in Bassopolesine, che non risulta avere avuto particolari contatti, si trova in Malattie Infettive, ricoverato il 6, è risultato positivo e sarà spostato a Trecenta; un uomo del 1924, di Adria, che era stato ricoverato in Geriatria il 13 marzo e dimesso il 2 aprile con tampone negativo, sia il 25 marzo che il 2 aprile; dopo la dimissione ha accusato sintomi, martedì 7 aprile è stato ricoverato ad Adria e verrà trasferito in ospedale a Trecenta; una donna del 1968 oss in una struttura del Padovano. In totale, quindi, per i cinque nuovi casi, tre ricoverati e due in isolamento.

La situazione delle case di riposo.  C'è un elemento incoraggiante, a Fratta Polesine, dove erano stati individuati 27 ospiti disabili positivi della casa di riposo Sacra Famiglia. Uno di questi è stato dichiarato ufficialmente guariti. Anche gli altri 26 sono tutti asintomatici, tutti in isolamento. Non si registrano, di conseguenza, nuovi casi. A oggi, oltre che a Fratta Polesine, riscontri di positività si erano registrati a Casa Serena, dove sono 211 ospiti sottoposti a tampone, solo una 95enne, asintomatica, risulta positiva, mentre su 93 dipendenti tutti e 93 i test sono negativi; per Iras San Bortolo, su 203 ospiti 201 sono negativi, per due si attende il riscontro del tampone, mentre per quanto concerne gli operatori, su 169 tamponi, tutti sono risultati negativi. "Questo è un risultato fondamentale - dice Compostella - dal momento che Iras è la struttura maggiore di tutto il Polesine, quindi questi dati ci dicono che la struttura ha messo in atto sistemi di prevenzione e di sicurezza efficienti". Agli Istituti Polesani di Ficarolo era risultato positivo un ospite disabile, ora sono stati conclusi tutti i test nel nucleo disabili, tra lunedì 6 e martedì 7, con gli ultimi tamponi fatti mercoledì 8. Al momento, su 214 dipendenti, sottoposti a test rapido, abbiamo avuto il riscontro di otto positività, per componenti del personale, e su 96 ospiti il riscontro di 5 positività tra i disabili. Ora si procederà a verificare col tampone, dopo il riscontro col test rapido. I disabili sono stati posti in isolamento, per quanto ci sia da ricordare come non sia semplice attuarlo, a carico di persone magari non anziene, in forze, soggetti a picchi di attività ed eccitazione notevoli. Gli operatori si trovano, invece, in isolamento domiciliare.

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