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La buona informazione paga sempre

Quando si è in emergenza vera diventa determinante poter avere notizie verificate e mettere un argine alle bufale

La buona informazione paga sempre

Quando questa pandemia finirà (si spera per sempre) nel libro dei ricordi, arriverà il momento di fare una serie di riflessioni molto serie e approfondite anche su cosa abbia significato per la stampa e più in generale per il mondo dell’editoria.

Nel nostro piccolo, da metà marzo in poi abbiamo affrontato uno dei momenti più difficili e complessi che questa professione potesse metterci davanti. I giornali, giustamente, sono stati considerati dal governo “un presidio di libertà”. Le parole del sottosegretario con delega all’Editoria, Andrea Martella, andrebbero messe in cornice in ogni redazione e fatte leggere ai giovani cronisti. “Quando gli spazi di movimento si restringono, come in questi giorni difficili segnati dall’emergenza coronavirus, è allora che ci si accorge dell’importanza della stampa: leggere un giornale, mentre si è costretti a stare a casa, ci apre al mondo, è vera libertà”. Che alle parole siano poi seguiti i fatti è un altro discorso. Ma, come si dice, scripta manent. E i giornali sono rimasti soli con pochi altri (fra cui gli edicolanti, ai quali andrebbe fatto un monumento), nelle città deserte, a presidiare un territorio vuoto ed abbandonato.

E sono stati premiati dai lettori. A fronte di una difficoltà economica terribile, dovuta al logico crollo delle entrate pubblicitarie (con tutte le attività chiuse la pubblicità scompare), a costo di grandi sacrifici anche economici i giornali hanno saputo dare una riposta che è stata gradita dai lettori.

Per quanto ci riguarda (ovviamente parliamo dei nostri dati) i mesi di marzo e aprile hanno fatto registrare una vendita al di sopra di ogni più rosea previsione. Nelle città deserte, quando era praticamente vietato uscire di casa, in tanti sono arrivati fino alle edicole per comprare il nostro quotidiano, nel capoluogo così come nei centri più piccoli del Delta o dell’Alto Polesine. E questo è stato davvero motivo di grandissima soddisfazione, anche perché è arrivato in concomitanza con un cambio di pelle quasi obbligato. Abbiamo cambiato il giornale; lo abbiamo modificato giorno dopo giorno andando incontro ai consigli dei lettori e alle esigenze di una cronaca che è via via mutata, che si è trasformata con l’evolversi dell’emergenza. Nessuno di noi aveva mai fatto un’esperienza simile. Nessuno avrebbe mai neppure immaginato cosa potesse significare fare un giornale “in tempo di guerra”. Anche se si è trattato di una guerra tanto diversa da quella che vediamo nei film o che studiamo sui libri di storia. La chiave di volta, per quanto ci riguarda, è stata andare ancora più a fondo nelle notizie, arrivare sulla porta di casa dei nostri lettori, ma soprattutto discernere ogni giorno fra buona e cattiva informazione, fra le fake news e le verità spesso anche scomode e dolore. E’ stato un continuo riscoprire il valore delle fonti per fornire ai lettori un’informazione “certificata”; un passare giorni e notti in redazione, guardando fuori dalla finestra una piazza terribilmente vuota e che ti faceva rabbrividire; è stato un reinventarsi il lavoro adottando quello smart working che nei giornali in pochi avevano affrontato in passato; ma è stato soprattutto un continuo rispondere al telefono per parlare con i lettori che chiamavano: preoccupati, in ansia, in cerca di conferme a quello che avevano sentito o anche solo per parlare qualche minuto con una voce amica. E’ stato un continuo e faticoso riscoprire la bellezza di questo lavoro e al tempo stesso un estenuante rimettere in discussione le proprie convinzioni. Ecco, il premio lo abbiamo ricevuto dai lettori, che mentre tutti parlavano dei funerali dei giornali hanno premiato la buona informazione andando in edicola a comprare il loro giornale. Senza dimenticare le iniziative editoriali che hanno riscosso un grandissimo successo. Una su tutte. In tre giorni abbiamo distribuito gratuitamente ai nostri lettori più di 80mila mascherine protettive, per essere vicini ai bisogni della gente in un momento in cui questo presìdio fondamentale per la difesa della salute era quasi introvabile.

Come si dice con una frase scontata: nulla sarà più come prima. E vale prima di tutto per i giornali. Questa pandemia ha minato alle radici le certezze a ha aperto nuovi orizzonti. Vale per il giornale di carta che avete fra le mani e vale per le sue estensioni on line e sui social che hanno vissuto a loro volta una stagione entusiasmante. Ma non tutti. Perché anche in rete i lettori hanno dimostrato una grande capacità di scegliere la buona informazione. Adesso parte una nuova sfida. Forse ancora più difficile: non gettare via un’esperienza nata dal nulla e che giorno dopo giorno ci ha cambiato profondamente.

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