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IL PROGETTO

Piazzetta Annonaria coperta, dibattito aperto

Si anima il dibattito fra esperti e urbanisti per individuare le soluzioni migliori per abbellire e migliorare il centro di Rovigo

Piazzetta Annonaria coperta, dibattito aperto

09/06/2020 - 19:37

Copertura di piazza Annonaria, riqualificazione di piazza Merlin e di altre aree del centro. Si anima il dibattito fra esperti e urbanisti per individuare le soluzioni migliori per abbellire e migliorare il centro di Rovigo. Dopo le dichiarazioni del sindaco Edoardo Gaffeo, che ha rilanciato l’idea di una copertura per piazza Annonaria, l’ipotesi è stato rispolverata dall’architetto Marco Bressanin e da altri professionisti. Nel dibattito ora si inserisce anche l’architetto rodigino Guido Pietropoli.

“Ho visto - dice Pietropoli - sui giornali un render dell’architetto Marco Bressanin che mostra lo spazio interno al porticato con una copertura in ferro e vetro mentre, in altro quotidiano, l’architetto Luigi Paparella si dichiara contrario all’idea della copertura del chiostro e propone che si rimonti l’edicola/gelateria del chiosco di piazza Merlin, ora in demolizione, all’interno di quello spazio”.

L’architetto sottolinea che “è un buon segnale che la cittadinanza riprenda a interessarsi dei suoi monumenti e un fatto analogo si è verificato nel gruppo di Facebook ‘Rovigo de ‘na volta’ in cui si è vivacemente discusso sul Corso del Popolo com’era e com’è ora”. Rimarca poi, con amarezza: “Rovigo non ha mai brillato per un’attenzione ai suoi monumenti e alla memoria della città; è certo che, a fronte di pochi interventi positivi, le distruzioni di edifici storici, di strade antiche, di pavimentazioni demolite sono preponderanti. In ogni caso bisogna ripartire da dove siamo arrivati oggi: l’Adigetto non può essere più riaperto, le mura non saranno più ricostruite assieme alle 17 torri che le inanellavano e la spina di case con la chiesa di San Rocco è irrimediabilmente perduta a causa del Palazzo Ina”.

Per restare all’interno del dibattito: sì o no alla copertura del chiostro dell’ex convento di San Domenico (ora piazzetta Annonaria), Pietropoli evidenzia che “Posta in questi termini la questione non è corretta. A mio giudizio si può pensare a una copertura ma il vero problema è come realizzarla. Il render dell’architetto Bressanin mostra una soluzione aggiornata ma presenta qualche ingenuità: è una soluzione aggiornata perché fa riferimento a un’opera molto nota che è la corte interna del British Museum di Londra. Ma comporta il problema che tutto il peso della copertura verrebbe scaricato sui quattro pilastri d’angolo del portico”. Quello di Bressanin, a dire il vero, non era un progetto definito, ma uno studio di fattibilità di alcuni anni, non definito in ogni suo dettaglio, l’appunto mosso da Pietropoli, probabilmente prevedeva già una sua soluzione.

Secondo Pietropoli le difficoltà per la realizzazione sono legate alla possibilità o meno di mantenere “la leggerezza della struttura, la ventilazione naturale, la trasparenza della copertura”.

E continua, passando all’altra idea, legata al chiosco: “L’ipotesi dell’architetto Paparella non è proponibile non tanto perché si è già deciso altrimenti con la demolizione del chiosco, quanto perché esso verrebbe “santificato” se posto al centro dello spazio e così verrebbe impedito qualsiasi altro utilizzo del chiostro. Eppure non mancano esempi eccellenti di spazi nati come cortili o chiostri e poi riconvertiti in spazi pubblici coperti. Il salone del grano della Camera di Commercio è un ottimo esempio e, se nacque fin dall’inizio come spazio coperto per la contrattazione, nelle intenzioni degli ingegneri Silvestri e Pavarin esso voleva richiamare uno spazio aperto recintato da un portico; mi si obietterà che erano altri tempi, io aggiungo che erano anche altri progettisti”.

E continua entrando nel dettaglio della normativa urbanistica ed edilizia: “Si può se si fa bene. Questo concetto così semplice sembra scontrarsi con la normativa edilizia e urbanistica che vede tutto come zonizzazione, risparmio del suolo, indici di cubatura. Da troppo tempo la città ha abdicato ad esprimere giudizi sulla qualità dei suoi edifici e da troppo tempo tutto è nelle mani di normative, leggi e di uffici comunali che non sono in grado di esprimere valutazioni sulle qualità estetiche di un edificio. I concorsi d’architettura sono un buon strumento di valutazione ma, come suggeriva il grande ingegnere Pier Luigi Nervi, a fianco della targa che porta il nome del progettista - in Francia si usa da tempo così - si dovrebbero apporre anche i nomi dei commissari... nel bene e nel male”.

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