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Il lutto

Il Polesine perde un grande amico

Nel 1951 raccontò in radio l’alluvione e lanciò una raccolta fondi davvero senza precedenti

Il Polesine perde un grande amico

06/08/2020 - 08:50

E’ morto ieri a Roma il giornalista Sergio Zavoli. Aveva 96 anni.

Ravennate di nascita e riminese di adozione, amico fraterno di Federico Fellini, ideatore di alcune delle più conosciute e celebri trasmissioni televisive nell’epoca d’oro della Rai (chi ha qualche anno sulle spalle non può non ricordare il Processo alla Tappa o La notte della Repubblica), autore di reportage che hanno fatto storia, ha legato il suo nome anche alla storia del Polesine. Ancora giovanissimo, nel novembre del 1951 venne inviato dalla radio a seguire per il canale nazionale l’alluvione del Polesine. I suoi reportage, che si possono vedere sulla pagina Youtube dell’Istituto Luce (e i più celebri anche sul nostro portale www.polesine24.it) hanno fatto storia. E lo stesso Sergio Zavoli, sempre disponibilissimo a parlare con i colleghi tutte le volte che veniva cercato, non ha mai nascosto l’affetto e l’amore per questa terra che l’ha visto vero e proprio pioniere di un nuovo modo di fare informazione.

Sergio Zavoli era legato al Polesine, a Gianantonio Cibotto in primis. Ed era legato alla gente di qui; a quelle persone aveva raccontato nei suoi reportage, i bambini con le facce spaventate, le mamme che cucinano sugli argini, le anziani che piangono guardando la furia del fiume. Le stesse persone piene di dignità che poi aveva incontrato in giro per l’Italia, gli sfollati, gli emigranti polesani.

Insieme a lui, in quei giorni, un altro grande pioniere della televisione, il suo scopritore, Vittorio Veltroni (padre di Walter. Insieme idearono “La catena della fraternità”, la prima raccolta fondi che di ricordi realizzata attraverso i mass media. Per chiedere gli italiani di aiutare il Polesine, con Zavoli e Veltroni si alternavano ai microfoni alcune delle voci destinate a diventare celebri nella seconda metà del ‘900: da Silvio Gigli a Corrado, e testimonial come Ingrid Bergman a Delia Scala. La staffetta ai microfoni si allargo ben presto a tutte le principali radio europee. Nello spazio di 24 ore raccolsero aiuti per 100 milioni di lire, diventati poi, dopo una settimana, 700 milioni (una cifra enorme per l’epoca).

Anche per questo Zavoli non aveva mai dimenticato il Polesine. E ne parlava sempre con trasporto.

Ginantonio Cibotto, oramai anziano, in uno dei suoi ultimi articoli pubblicati sulla Voce di Rovigo, scriveva: “Roma aprì il mio cuore: per il lavoro che mi affascinava e per l’opportunità che mi offriva di conoscere personaggi illustri, affascinanti, con alcuni dei quali familiarizzai in breve tempo rendendo di giorno in giorno più piacevole il mio soggiorno. E quando penso, succede spesso, tutti i giorni, alle mie frequentazioni romane, ancor oggi vedo i volti di Federico Fellini, di Marcello Mastroianni, di Tonino Guerra, di Sergio Zavoli...

Di quei giorni di impegno e di spensieratezza trascorsi a Roma, ho già scritto moltissimo, per cui oggi preferisco fermarmi al Polesine, rimasto luogo dell’anima, dove sono ritornato dopo un quarto di secolo di quasi ininterrotta assenza. Se ne parlo dipende da un viaggio che Sergio Zavoli ha fatto proprio qui a Rovigo per presentare “Il socialista di Dio”, libro che ha vinto il prestigioso Premio Bancarella. Accolto da una ovazione senza fine, Zavoli parlò, alla sua maniera, ascoltato da un pubblico in silenzio religioso.

Poi il momento dell’abbandono con la cena, che più frugale non poteva essere, in un’ “osteria rifugio”, “Il Sole” , dove ancor oggi si mangia la nostra cucina dialettale. Lo scrittore, nato a Ravenna e che Rimini l’ha visto crescere, approdando infine a Roma, rimase talmente incantato dal “pan biscotto”, da portarsene a casa un paio di sacchetti, offerti da un oste che conosceva Zavoli per le sue radiocronache sportive.

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