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Coprifuoco, “meno 2 terzi in cassa”

Corsopolitan: “Nessun aiuto al mondo dell’intrattenimento azzerato”. Zestea: “Noi essenziali”

Coprifuoco, “meno 2 terzi in cassa”

Due ore in più per il coprifuoco sarebbe stato già diverso. Lo dicono i gestori dei locali più in voga di Rovigo. Quelli che animano le serate estive e anche invernali e che lavorano con i più giovani. “Per me significa rinunciare a due terzi del mio fatturato - spiega Lele, del caffé Garibaldi, che circa 4 anni fa ha dato un’impronta molto più giovane al suo locale, attirando under 30 tra i clienti - Se va avanti così non so come farò a mantenere tre persone all’interno del locale”. Lele, al secolo Raffaele Berti, non capisce: “Perché poi? Se la gente consuma al tavolo e non in piedi, com’era già in questo week end, perché chiudere?”.

Il Corsopolitan ha già cancellato alcune serate programmate, con dj vocalist e musica live. Allarga le braccia Alessandra Sguotti: “Il coprifuoco ci fa perdere incassi, anche perché la mezzanotte è il momento culmine della serata. La gente poi deve stare per forza seduta, non più di sei. Noi dentro conteniamo 50 persone, ma con i tavoli da 6 dovremo riprendere le misure. Ma la cosa peggiore è che queste misure vanno prese tutelando gli imprenditori che ci rimettono, per partite Iva, la gente dello spettacolo e dell’intrattenimento, che in estate e questo inverno ha perso tutto. Non si può lasciare che la gente muoia di fame”.

Sguotti stringerà i denti, come sanno fare i polesani: “Ci hanno chiesto di fare tutto con responsabilità e lo faremo, come chiederemo ai nostri clienti di essere responsabili. I ragazzi capiranno, a scuola sono bravissimi e anche i più anziani, che senza il caffé e il giornale della mattina stanno male, capiranno. Ma lo stato deve capire che così, senza paracadute con soli 600 euro per due volte e mille euro ad alcuni, non a tutti, sta prendendo in giro la gente”.

Un altro punto nevralgico della vita notturna a Rovigo è l’osteria Zestea, in via X luglio. “I controlli andavano fatti a monte, a maggio - sostiene Chiara Novo, titolare con il marito Andrea Indani - Ora chiudere due ore prima significa levare ore redditizie. Noi siamo attività essenziale, alla ristorazione, al divertimento, alla socialità, al controllo del territorio. Non ritengo la nostra categoria non essenziale”.

Voce fuori dal coro Paolo Valentini, che gestisce il Coghetto: “Non amo particolarmente Conte, ma trovo saggio che si facciano chiusure mirate. A parte le palestre, per cui tutte pagano per una, trovo anche giusta la chiusura di vie e piazza a discrezione dei sindaci, che sono gli unici a conoscere il territorio”.

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