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CORONAVIRUS ED ECONOMIA

“Serve un governo con le palle”

L'intervista a Marinese: “Bisognava agire prima e punire chi non rispettava le regole. Un nuovo lockdown sarebbe la fine”

“Serve un governo con le palle”

29/10/2020 - 10:53

“Servirebbe un governo con gli attributi”. Il termine usato da Vincenzo Marinese è un altro, ma rende comunque l’idea della delusione e dello sconcerto del presidente di Confindustria Venezia Rovigo per scelte e atteggiamenti del governo nazionale nella gestione della pandemia e in relazione ai limiti imposti a molte categorie economiche.

Presidente come giudica le mosse del governo?

“Dire che mi cadono le braccia è poco. Il premier ormai non è più credibile, fa annunci che smentisce dopo pochi giorni. E’ ora di mettersi a fare atti concreti, la gente non vuole chiacchiere o promesse”.

Giudizio negativo quindi sull’ultimo Dpcm.

“E’ sconclusionato, prima si dà potere agli enti locali di intervenire su situazioni di rischio per assembramenti, poi non si tiene conto di quanto detto dalle Regioni. Questo governo se ne frega di tutti. E se questo Dpcm ha scontentato tutti, la conclusione è che o che siamo tutti matti e il governo ha ragione, oppure è il governo che deve assolutamente cambiare passo. E la dimostrazione arriva anche dalle manifestazioni di protesta organizzate in molte città. E non parlo degli episodi di violenza e inciviltà, che sono esecrabili, ma delle migliaia di lavoratori, imprenditori, commercianti ed esercenti che chiedono solo una cosa”.

Cosa?

“Di Poter lavorare. Di poter portare avanti la propria impresa. Più facile di così. Ci vogliamo rendere conto che si rischia la rivolta sociale di onesti lavoratori?”

I problemi di queste settimane però partono dalla scorsa estate.

“Certo, facciamo un passo indietro. Si parla di seconda ondata del virus dallo scorso maggio. Per tutta l’estate sono state sottolineate diverse criticità, come quelle legate ai trasporti. E cosa ha fatto il governo per prevenire? Direi piuttosto poco. Logico che adesso con 20mila contagi al giorno si debba fare ricorso alle restrizioni. Non si doveva arrivare a questo punto. Invece il governo si è dimostrato debole. Come fare per prevenire? Semplice: punendo chi non rispetta le regole”.

Il pugno duro quindi?

“Direi il rispetto del diritto. Esiste una norma, tra l’altro studiata con medici ed esperti, e allora la si deve far rispettare. Che senso ha punire tutti con chiusure indiscriminate? Se a settembre, o anche prima, i controlli fossero stati capillari, con tanto di sanzioni a carico di chi non rispettava i protocolli, forse non saremmo giunti a questo punto”.

C’è da dire, però, che quando il governo, la scorsa estate pensava a misure e sanzioni arrivavano puntuali critiche perché si affossavano le discoteche, si bloccava il turismo, addirittura parlavano di eccessivo allarmismo...

“Non è questo il punto. Il punto è che il governo si è dimostrato debole e incapace di far osservare le sue stesse misure. Serviva, e servirebbe, un governo con gli attributi. Anzi diciamo pure un governo con le palle. Chi sbaglia paga. Invece ora paghiamo tutti. Questo governo ha illuso gli italiani facendo credere che dopo il lockdown della scorsa primavera sarebbero arrivati i soldi, i contributi. Invece ci ritroviamo al punto di prima. Ci siamo illusi che lo Stato si sarebbe preso cura degli italiani”.

Conte non le va proprio giù...

“Non so, forse si crede di essere Chuchill. Invece prende in giro gli italiani dicendo che non siamo noi a rincorrere il virus. Ma che è il virus che procede troppo veloce. Ma vogliamo scherzare? Vediamo se i ristori promessi in questi giorni arriveranno in tempo. La gente è stanca di promesse. A marzo non sapevamo quasi nulla di questa situazione, ma ora si doveva e si poteva fare di più, molto di più”.

E paghiamo un’estate da ‘liberi tutti’.

“Ripeto, se il primo locale fuori regola che consentiva assembramenti o gente senza mascherina fosse stato sanzionato, con tanto di chiusura o denuncia, l’esempio forte sarebbe arrivato a tutti. E voglio vedere quale esercente sulle spiagge avrebbe corso il rischio di vedersi chiudere l’attività”.

E adesso ci ritroviamo con lo spettro di un nuovo lockdown. Giusto?

“Sarebbe un disastro, la dichiarazione di morte del Paese e della sua economia. Se succederà molti imprenditori dovranno portare le chiavi della propria azienda a Roma, e io sarò fra questi. E guardate che la ripresa già ora sarebbe ardua. Il sistema economico si è indebolito, e nei prossimi mesi sconteremo il periodo appena trascorso, dove non si sono fatte fiere di livello internazionale, non si è fatta commercializzazione, non si sono curati contatti e rapporti internazionali. Prevedo quindi un 2021 con pochissimo export e con numeri economici in sofferenza. I rimbalzi finanziari dell’ultimo trimestre ci sono stati, è vero, ma non scordiamoci che il sistema del credito bancario ha messo in circolo 100 miliardi di euro. Ma si tratta in gran parte di debiti. In parte usati per investimenti, ma in parte usati da molte piccole imprese per rimanere in vita”.

Ci saranno però i soldi del Recovery fund...

“Altro bel tema. Ma non illudiamoci che sarà la soluzione a tutto. Ci sono oltre 200 miliardi di euro, è vero, ma non serviranno a fare la metà delle cose necessarie. Ammesso che si riesca ad spenderli bene, senza sprechi, furberie o incagli burocratici”.

Lei dove li spenderebbe?

“In investimenti per rilanciare il Paese. E quindi infrastrutture, digitalizzazione, sburocratizzazione, mettere in connessione le reti viaria, ferroviaria e digitale, il Sud del Paese con l’Europa, a trasformare l’Italia in un corpo unico, dove tutti i territori siano in grado di dialogare fra loro alla stessa velocità, dove le connessioni industriali non siano quelle di adesso”.

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