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L’INTERVISTA

"Ristori sì, ma bisogna creare Pil"

L'onorevole Cortelazzo: "Per il mondo produttivo si pensi a una pacificazione fiscale. E niente copia e incolla di progetti vecchi"

"Ristori sì, ma bisogna creare Pil"

14/11/2020 - 18:57

“Con la scuola si è provato, si sono aperte, era giusto provarci, che gli studenti tornassero in classe, ma ora perché il ministro Azzolina si accanisce? Con 36mila contagi al giorno e 650 morti al giorno, bisogna scegliere e fare delle scelte sostenibili”. Piergiorgio Cortelazzo, deputato parlamentare e commissario del Polesine di Forza Italia è lucido nella sua analisi. “Ci sono 8 milioni di studenti, studenti che prendono i mezzi pubblici, c’è un evidente disastro, soprattutto nelle città. A mio parere bisognava investire, invece che sui banchi a rotelle e spendere miliardi in cose inutili per la scuola, sui personal computer. Dotare le famiglie che non li avevano di personal computer e fare un accordo con una compagnia per fornire Internet. Ecco come si sarebbero ben spesi i soldi, in Dad”.

Polemiche a parte, onorevole Cortelazzo, ci sono margini per comporre le divisioni e aprire un dialogo tra maggioranza e opposizione, come invocato dal presidente Mattarella e anche da Berlusconi?

“Il pallino è dalla loro parte. Noi siamo certamente disposti a collaborare per il bene del Paese, come è giusto che sia in questo terribile momento. Non è il momento delle divisioni, ma ci devono chiamare. Non due minuti prima di liberare un Dpcm, ma ascoltando le nostre proposte, per analizzarle insieme. Al momento non vediamo aperture”.

Quali sono le soluzioni che porterebbe a un ipotetico tavolo di confronto per superare la crisi che non è solo sanitaria ma anche economica?

“In questo Paese ci sono i pensionati, che percepiscono la pensione, i pubblici dipendenti, che ricevono stipendi e servono la pubblica amministrazione. Poi c’è una parte del mondo che chiamerei produttivo, che se non lavora, se non produce, è costretto a tagliare posti di lavoro, a tagliare i costi, a chiudere. Per evitare questo sarebbe utile una pacificazione fiscale. Questo per non pesare sul collo dell’imprenditoria che è assillata dalle scadenze. Potrebbe essere stabilito un tetto del 30% per chiudere le pendenze e allo stesso tempo portare soldi all’Erario”.

A proposito di soldi dell’Erario: cassa integrazione, ristori, si sommano al reddito di cittadinanza. Qual è l’altro lato della medaglia?

“Le attività chiuse dovevano essere ristorate e sono anche contento che questa volta, almeno da quello che ho sentito tra le persone che conosco, sono arrivati subito. Purtroppo non solo non bastano, ma questo sforamento del patto di stabilità concesso per l’emergenza Covid e utile, provoca comunque un debito che pesa e peserà sul Paese. Se non si creano contemporaneamente dei modelli per creare ricchezza e Pil, questo debito non si risanerà, e l’economia italiana farà fatica a risollevarsi”.

Lei fa parte della commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici, c’è tutta la partita del Recovery fund da giocare, quali sono le insidie?

“Ci sono opportunità che vanno colte non tirando fuori dai cassetti progetti impolverati e facendo dei copia e incolla di cose oramai passate nel dimenticatoio. Bisogna porre molta attenzione, anche perchè facciamo presto a perderli quei soldi, non sono regalati. Bisognerà costruire un modello di Paese che punta all’innovazione, all’Ambiente. Ma niente copia e incolla di vecchi progetti. Non basta”.

Ha visto cosa è successo nel suo Veneto questo week end? La gente è stanca di lockdown e non va - per niente e non più - bene.

“A novembre vedere la spiaggia di Caorle, di Jesolo e di Sottomarina piene così è da folli, per non parlare delle piazze delle città. Non era mai successo. Ora bisogna capire che i numeri sono impressionanti e bisogna frenare la catena dei contagi. Non c’è altro modo e non c’è altro verso. Certo, bisognava prevedere tutto, essere più pronti. Non pensare ai banchi a rotelle, sia chiaro”.

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