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IL CASO

"Operatori eroi, ma struttura in stallo per colpa della politica"

L'intervento di Franco Maistro, della Cisl di Padova e Rovigo sulla situazione dell'Iras

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Iras di Rovigo

"All’Iras la situazione comincia a scaldarsi: dentro le mura della storica casa di riposo di susseguono giornate di massima attenzione da parte del personale addetto, mentre nei corrispondenti uffici dell’azione politica (Comune e Regione) tutto tace e rimane immobile. I numeri sono importanti ed oggi rappresentano bene la situazione: 200 fra addetti alla pulizie, operatori socio sanitari, infermieri, centralinisti, assistenti sociali, psicologi erogano senza sosta i servizi presso le due sedi di Via Giacomo Giro e Casa Serena a tantissimi ospiti per lo più non autosufficienti con cure e attenzioni che si sono sempre più trasformate in azioni familiari. Perchè è giusto ricordarlo dal 9 marzo di quest’anno il mondo per gli anziani, si è chiuso fuori e se ne è aperto uno fatto solo di mura e vetrate...e tablet", così Franco Maistro, della Cisl Ff Padova Rovigo.

"Dove sono arrivati gli Oss, e tutto il personale addetto all’assistenza con la propria umanità, non è di certo arrivata la politica: oltre 50 mesi di commissariamento regionale dell’IRAS e un nulla di fatto, non un accordo firmato e nel breve periodo non si intravedono passi certi – evidenzia Maisto – non è ben chiara la strategia, ma tra il Comune che riflette e non fornisce alcuna prospettiva e la Regione che a sua volta è ferma ad aspettare eventuali mosse sulla scacchiera, i tanti, troppi lavoratori precari (circa una quarantina) sono in fibrillazione coprendo carenze di organico e malattie senza sosta, questo non è più tollerabile è uno schiaffo alla loro dignità. Si deve evidenziare che i pasti, così come tutti i momenti giornalieri vedono protagonisti solo i lavoratori, ai quali va un plauso per l’impegno e la dose di valori che mettono ogni ora nel loro lavoro svolto con passione. La carenza di personale è un punto fisso al quale questa struttura sta facendo i conti e cerca di tamponare attraverso una precarizzazione oltre il dovuto, a seguito poi della riduzione degli infermieri a disposizione ha previsto, con decorrenza 1.12 un nuovo piano organizzativo con tagli ad alcuni servizi come ad esempio l’infermiere notturno in presenza in una delle due strutture".

"Di certo un periodo disastroso sul piano del reperimento del personale che vale per tutto il territorio nazionale e Veneto in particolare avendo sempre impostato i livelli assistenziali ai regimi del 2000 mentre ad oggi gli ospiti hanno patologie e criticità con un ben più corposo livello assistenziale – evidenzia Franco Maisto della Cisl Fp – non si può pensare che a questo problema proprio nell’anno del Covid non vi sia una stabilità societaria che per l’IRAS è legata ad un costante immobilismo della politica locale: dopo quattro anni di ipotesi e ipotesi di vari progetti non si comprende perché non venga fatta una scelta che consenta di porre le basi per il futuro e garantire allo stesso tempo servizi di cui la città di Rovigo ha tanto bisogno e posti di lavoro per l’assistenza socio sanitaria, non dimentichiamo che se si perde Casa Serena gli oltre 100 posti letto diventeranno terra di conquista dei privati, ai lavoratori, forse un contratto, di certo al ribasso".

"Notevole è l’atto di accusa della Cisl Fp su quanto sta accadendo: la programmazione delle strutture Rsa doveva essere più consistente e prevedere delle squadre Jolly utili in caso di emergenza, così come è stato fatto la scorsa estate dove tutte le strutture sono corse ad approvvigionare i magazzini di Dpi: calzari, tute, mascherine e occhiali al fine di preservare e garantire i servizi in piena sicurezza. Non si tratta di fare il punto su aspetti di contorno ma una richiesta di maggiore attenzione da parte di chi ha assunto ruoli di politica amministrativa e che deve essere più concreto rispetto alle scelte: non chiediamo certo scelte affrettate o non valutate nelle conseguenze, ma crediamo che i tempi di attesa stiano sforando il dovuto e che una incertezza sul futuro possa portare tanti precari a scegliere altre strutture e così lo svuotamento dell’Ente partirà da dentro. Siamo assolutamente convinti che debba esserci una presa di posizione urgente da parte della Regione del Veneto, senza la quale la città potrebbe veder comparire un nuovo edificio svuotato di servizi e non più utile a nessuno".

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