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L’INTERVISTA

“Non si può più perdere tempo prezioso”

La senatrice di Forza Italia: “Il governo inverta la marcia, si faccia carico delle vere esigenze dei cittadini”

“Non si può più perdere tempo prezioso”

"Il Governo inverta la marcia, si faccia carico delle vere esigenze dei cittadini. Non si può più perdere tempo prezioso". Un’analisi precisa e un messaggio diretto all’esecutivo, che arrivano da Roberta Toffanin, padovana, parlamentare di Forza Italia. Imprenditrice, alle elezioni politiche del 2018 è stata eletta senatrice nel collegio uninominale di Rovigo. E’ vice presidente della commissione Finanze e Tesoro del Senato.

Senatrice, cosa si aspetta dal nuovo anno?

“Si è soliti, ad ogni fine anno, fare il punto della propria vita familiare, dell’attività lavorativa o scolastica, della situazione e azione politica. E si esprimono dei desiderata per l’anno a venire. La fine del 2020 è stata attesa da tutti con ansia, quasi fosse finalmente una liberazione di quanto vissuto nell’arco dell’anno all’insegna del Covid. Ma l’inizio del 2021, purtroppo, non ha cancellato repentinamente la pandemia e tutto prosegue come prima, se non in maniera aggravata rispetto alla situazione dei mesi scorsi. L’intensità del virus non cala, la scuola non riprende, il piano vaccini non decolla, le attività economiche vanno a singhiozzo, i problemi della sanità non si risolvono. Il Governo continua con le proprie beghe interne, pensando più alle poltrone che a far ripartire il sistema Paese. Io sono un’ottimista di natura, ma al momento non vedo ancora la luce in fondo al tunnel. Da un punto di vista pratico, almeno nel 2021 ci aspettiamo che il Governo prenda quei provvedimenti che, in queste situazioni, dovrebbero essere presi tempestivamente e che invece sono ancora nel limbo: adeguamento immediato del piano pandemico, rinforzi all’altezza in termini di personale medico e infermieristico, interventi risolutivi per adattare opportunamente i trasporti, interventi finalmente efficaci per garantire la frequenza in sicurezza delle scuole di ogni ordine e grado (così come è avvenuto nel resto dei Paesi europei). E questo solo per i servizi pubblici e tanto per cominciare. Mi auguro che finalmente il Governo inverta la marcia, si faccia carico delle vere esigenze dei cittadini, ascolti la voce dell’opposizione, consideri le proposte di Forza Italia in particolare quelle relative al Recovery Plan: l’Italia è a un bivio, può avere una grandissima opportunità per voltare pagina, nonostante il debito futuro, ma può giocare la carta sbagliata e perdere il treno che non ripasserà. Il Governo e la maggioranza hanno una responsabilità enorme al proposito”.

Vista la crisi attuale, esistono ricette per scongiurare il disastro economico? O quali propone?

“In tutti questi mesi, il Governo ha messo in atto delle misure con l’asserito obiettivo di arginare la crisi economica. Per questo ha contratto 110 miliardi di debito (con cui è stata finanziata la cassa integrazione, su cui ci sarebbe molto da dire per come è stata elargita), debito spesso speso però per assistenzialismo a pioggia, attraverso bonus dati anche a chi non aveva subìto contraccolpi e proponendo misure non indispensabili, se non addirittura fuori luogo, come il bonus per i monopattini, l’acquisto dei banchi a rotelle per la scuola (poi, tra l’altro, chiuse), il bonus per gli occhiali, i voucher per le vacanze (utilizzati pochissimo), ora le tende per la campagna dei vaccini, e così via. Bene la misura per l’Ecobonus al 110%, per far lavorare le imprese e permettere alle famiglie di ristrutturare le abitazioni, se non fosse per i troppi i paletti inseriti e le tante documentazioni rese obbligatorie. Ma si dovevano soprattutto prevedere tempestivi e veri risarcimenti e non pochi ristori per le attività a cui è stato impedito di lavorare o a cui sono state imposte molte restrizioni. Il nostro tessuto imprenditoriale è costituito per lo più da piccole e medie imprese. Pensiamo al Veneto: su circa 487mila imprese, circa 124mila sono micro piccole attività artigianali, quelle che garantiscono la continuità del nostro Made in Italy e che sono però le più vulnerabili. Se le imprese non ricevono risarcimenti calcolati su costi fissi e sulla percentuale di fatturato dell’intero anno, in decine di migliaia non saranno in grado di riaprire. Per far ripartire il Paese servono misure shock, che qualifichino il debito contratto come debito buono, destinandolo a investimenti per le imprese, per far ripartire l’economia ed evitare che, terminato il blocco dei licenziamenti (perché prima o poi sia cassa integrazione, sia blocco dei licenziamenti termineranno), non si verifichi la tragedia di migliaia e migliaia di perdite di posti di lavoro che il Governo pare ignorare. Serve liquidità, sospensione dei pagamenti delle tasse, semplificazione e, a seguire, tutte le proposte che Forza Italia ha presentato per il Recovery Plan. A cominciare da una serie di riforme (della giustizia, del fisco, della sanità, della scuola, eccetera) che dovranno supportare e rendere efficaci gli investimenti per le opere pubbliche; parallelamente all’implementazione della digitalizzazione, per seguire poi investimenti importanti per l’ambiente, che significa anche, finalmente, cominciare a fare una vera prevenzione al fine di evitare continui danni ai beni privati e pubblici e di scongiurare perdite di vite umane a causa delle sempre più frequenti calamità ambientali”.

Come si può invertire questa tendenza? Come si può affrontare la grave crisi economica?

“Innanzitutto occorre cambiare la mentalità di fondo e superare le ideologie di questo Governo, che spesso si blocca su contrapposizioni più ideologiche che di merito. Faccio l’esempio del Mes per la sanità, a cui non si accede perché una parte politica non lo vuole per partito preso. Ne posso fare un altro, di esempio, che ha tenuto alta l’attenzione per mesi e mesi nello scorso Governo, ma che ora potrebbe diventare ancora di attualità: il tema della Tav. Le diatribe anche qui sono state molto accese, perché sempre la stessa compagine politica sosteneva il ‘no’ a prescindere. Per invertire la tendenza occorre che questo Governo si liberi di concetti come statalizzazione, centralizzazione. Ma fondamentalmente questa impostazione deriva dall’essenza stessa di questa maggioranza, nata mettendo insieme componenti sempre stataliste ma diverse, che si erano opposte in campagna elettorale, solo per impedire che il Governo andasse in mano al centrodestra. Servirebbe un Governo di matrice liberale, riformista: un Governo di centrodestra, capace di cogliere le opportunità e di tramutarle in azioni a beneficio della famiglia, dell’impresa, del lavoro. Per invertire la tendenza non si può più perdere tempo prezioso. Ho sempre sostenuto che la tempistica in questa crisi sanitaria e socio economica è importante quanto le risorse messe a disposizione. Più si aspetta e più accrescono i problemi. Il tema è che il Governo è sempre in ritardo sulle misure da adottare e rincorre il virus, anziché intervenire con misure strutturali extraemergenziali”.

A suo avviso, quali sono le colpe e le cause della crisi, anche a prescindere dal Covid?

“L’avvento della pandemia da Covid, purtroppo, è andata a gravare su una situazione che era già di crisi. Crisi che aveva le sue radici nei problemi, poi incancrenitisi, che i Governi degli ultimi anni non hanno saputo affrontare, nè tanto meno risolvere. Il fatto è che nel nostro Paese da tempo non sono stati fatti adeguati investimenti per il mondo delle imprese, preferendo dedicare importanti risorse (per di più a debito!) per l’assistenzialismo. In particolare il reddito di cittadinanza, così come è stato realizzato, è stato poi un fallimento, sia perché esclude troppo spesso chi ne ha veramente bisogno (sono i comuni che di solito meglio conoscono le necessità), magari a favore di chi non ne avrebbe diritto (per esempio mafiosi, terroristi, assassini di giudici, come purtroppo si è poi scoperto), e sia perché è stato abbinato alle politiche attive per inserire nel mondo del lavoro i percettori del reddito. Ma se il lavoro non c’è, se la formazione (purtroppo mancante) degli aspiranti lavoratori non incontra la domanda, se i centri per l’impiego non sono strutturati per far incrociare domanda e offerta, non si può pensare di risolvere il problema della disoccupazione grazie al reddito di cittadinanza. Il lavoro non si crea sulla carta ma lo fa l’impresa. Ecco perché occorreva già prima della pandemia pensare ad investimenti importanti, ad infrastrutture, a regole certe, ad uno snellimento della macchina burocratica, ad una detassazione e a una vera diminuzione del cuneo fiscale, a rendere più flessibile il mondo del lavoro, irrigidito invece dal decreto dignità con l’abolizione dei voucher e con i paletti messi sui contratti a tempo determinato. È chiaro che, con delle premesse del genere, si è ridotta di molto la possibilità di intervento su una emergenza ‘tsunami’ come quella generata successivamente dal Covid”.

Quali sono le responsabilità di questo governo?

“Oltre a persistere negli interventi appena menzionati, la responsabilità del Governo sta innanzitutto nella tempistica con cui ha reagito all’inizio della pandemia: il 31 gennaio 2020 ha deliberato lo stato di emergenza, dichiarando pubblicamente che il Paese era assolutamente pronto ad affrontare qualsiasi emergenza fosse derivata dalla nuova epidemia, senza però prendere nessun provvedimento in merito fino a quasi la fine di febbraio. La sua responsabilità sta, dopo non aver aggiornato il piano di emergenza pandemico (gravissimo!), nell’aver inizialmente sottovalutato la situazione, per poi trovarsi continuamente ad inseguire una situazione che era ormai sfuggita di mano. Il Governo è responsabile per non aver mai coinvolto il Parlamento, che anzi in tutti questi mesi è stato esautorato dei propri poteri a colpi di decreti legge, di approvazioni con la fiducia, di Dpcm. Le opposizioni non sono mai state coinvolte, preferendo al parlamento innumerevoli task force, salvo eventualmente ignorarne le conclusioni quando non corrispondenti alla convenienza politica del Governo stesso (vedi per esempio la task force Colao). La responsabilità del Governo sta poi nel fatto che durante i mesi estivi (pur essendo stata preannunciata una seconda ondata per l’autunno) non ha messo a punto programmi per la prevenzione e pianificazione per la ripresa della scuola e delle attività in genere, ad iniziare da un piano per i trasporti. Solo nel mese di dicembre appena conclusosi, il Ministro Azzolina avrebbe concordato con i Prefetti di attivarsi per la messa in sicurezza per la riapertura delle scuole: poteva aspettare ancora un po’, già che c’era... La responsabilità del Governo sta nelle scelte di spesa sostenute con i 108 miliardi stanziati di debito. La responsabilità del Governo sta nel modo, nella quantità e nei tempi con cui sono risarcite le imprese. La responsabilità del Governo sta nel non aver richiesto il Mes per la nostra sanità, ben 37 miliardi già disponibili dallo scorso giugno, ora fondamentali anche per poter portare a termine in tempi adeguati il piano vaccini. La responsabilità del Governo sta nel fatto che non ha mai dato risposte su temi importanti per la vita economica del Paese, come Ilva, Alitalia, Autostrade, Mps, crisi aziendali, infrastrutture. E, purtroppo, potrei continuare. Ora il Governo ha una grande responsabilità: quello di definire un Recovery Plan all’altezza della grave situazione in atto, coinvolgendo veramente tutti gli attori in gioco, a partire dalle opposizioni, e di presentarlo in Europa in modo da ricevere i fondi. Oggi (ieri, ndr) si vedrà se ciò potrà realizzarsi e in che modo si concretizzerà”.

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