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CORONAVIRUS, UN ANNO DOPO

L'intervista al Prefetto: “Polesine coeso contro il virus”

“E’ l’immagine che mi porto dentro. Il futuro? Vaccini e mascherine per la normalità”

L'intervista al Prefetto: “Polesine coeso contro il virus”

“Quel senso di condivisione e coesione nell’affrontare una epidemia senza precedenti: è questa l’immagine del Polesine che mi è rimasta più impressa nella mente in questo anno di epidemia”.

Maddalena De Luca, prefetto di Rovigo, fa un bilancio a un anno di distanza dall’inizio della epidemia da Covid-19 che ha sconvolto il mondo.

Quando ha avuto l’impressione che l’epidemia all’epoca raccontata da giornali e tv in Cina potesse essere pericolosa anche per l’Italia?

“A livello personale, da quando ho sentito la notizia che in Cina, a Wuhan, c’era un problema del genere, eravamo a fine dicembre, e quando si è capito che là si trattasse di una epidemia, immediatamente ho pensato che, pur essendo lontana, con la circolazione di persone e merci sarebbe stato probabile che arrivasse anche da noi. Tanto è vero che avevo già fatto un richiamo alla prudenza a livello personale, coi miei figli, affinché evitassero in quel frangente di vedere tante persone e frequentare luoghi affollati. Il tutto a livello precauzionale”.

Poi il primo caso in Italia...

“Quando ci è stata data la notizia dei primi positivi a Vo’ e Codogno, pur non comprendendo e immaginando la reale proporzione di quello che sarebbe accaduto, ho avuto la consapevolezza del fatto che il virus stesse circolando nel nostro Paese. La percezione l’ho avuta nell’immediatezza, e ripercorrendo i passaggi che ci sono stati, ricordo di aver convocato tutti i sindaci del Polesine, nella sala del consiglio provinciale, e mentre eravamo riuniti arrivavano già le prime disposizioni da Roma”.

Si può dire che nel suo ruolo l’attenzione ai pericoli che corrono le comunità è più sviluppata.

“La consapevolezza nasce da una impostazione con la quale cresciamo, come prefetti, e con la capacità di osservare i fenomeni nella loro interezza con un certo distacco, ma con una assoluta chiarezza. Ci insegnano a gestire le emergenze quando ce le troviamo di fronte. Ma questa epidemia si differenzia da tutte quelle che avremmo pensato di poter affrontare poiché era ed è uno scenario completamente diverso. E non solo per la serietà dell’epidemia stessa, di quello che abbiamo visto, ma perché si è sviluppata e si svilupperà nel lungo periodo. Parliamo di una emergenza prolungata con tutte le difficoltà che scaturiscono legate alla sua durata”.

Cosa ci ha insegnato, se così si può dire, questa emergenza?

“A un anno distanza un po’ tutti abbiamo maturato la consapevolezza che attraverso precauzioni abbastanza semplici, da un certo punto di vista, seppure abbiano modificato il modo di rapportarsi con gli altri, dall’uso della mascherina all’igienizzazione delle mani al distanziamento sociale, si potrebbe convivere col virus e tornare a svolgere quasi tutte le attività. E con attenzione potrebbero riprendere le categorie più penalizzate. Ed è proprio attraverso questa consapevolezza, nonostante le numerose varianti del virus, ma basandosi sulla responsabilità individuale, che si gioca tutto. Dobbiamo evitare di offrire il fianco al virus, e affiancare il nostro comportamento alla massiccia campagna vaccinale”.

A proposito di vaccini, probabilmente in pochi avrebbero scommesso che in meno di un anno se ne sarebbe trovato uno, anzi più di uno.

“Uno sforzo comune e mondiale ha dimostrato che nei momenti in cui le migliori menti e risorse lavorano per un obiettivo, il risultato arriva anche in tempi più rapidi. Naturalmente dobbiamo tenere presente che siamo di fronte a un virus che per la sua tipologia muta, ma è chiaro che nel momento in cui saremo arrivati a una copertura vaccinale significativa, auspicando quella maggiore possibile, si affronterà tutto con una serenità in più. Credo sia un risultato da record produrre più vaccini di diverse tipologi in meno di un anno, e la speranza è che si possa potenziare la campagna vaccinale”.

Proprio sulle tempistiche delle vaccinazioni, anche a causa del numero basso di forniture, ci sono delle perplessità. E c’è più di qualche governatore di Regione che sta cercando forniture extra. Che ne pensa?

“L’importante sui vaccini è avere delle garanzie sulla correttezza del percorso che fanno. Avere accesso a più vaccini, o addirittura alla loro produzione in Italia, sono strumenti che ritengo validi purché si intensifichi la campagna vaccinale, tenendo però sempre presente la prudenza, che non manca nei nostri governatori, persone con grandi responsabilità, affinché garantiscano il servizio per raggiungere gli obiettivi. Ovvio che ci si muove in un campo che non è normale, ma emergenziale; ma con le dovute precauzioni l’importante è arrivare all’obiettivo”.

Come si sono comportati i polesani in questo difficile anno?

“A un anno di distanza devo dire che, dal mio osservatorio, ho registrato un comportamento molto responsabile dei polesani, una grande attenzione e un grande rispetto per le norme e precauzioni. E possiamo fare un bilancio anche dal numero significativo dei controlli, con percentuali bassissime di infrazioni. Ciò significa che le persone hanno ben compreso il momento e i comportamenti da adottare, mettendoli in pratica. E’ evidente che l’attenzione rimane alta e i controlli saranno sempre serrati, non ci possiamo permettere di abbassare la guardia. Sono inoltre molto soddisfatta della collaborazione con i sindaci che hanno fatto grandi sforzi, tutti sono stati in prima linea e sul campo, confrontandosi con la popolazione e cercando di dare risposte. E’ un bilancio che, nonostante l’emergenza totalmente inedita e grave, ha dato risultati dei quali sono contenta, frutto di un lavoro di squadra. A cominciare da quello che è stato fatto dall’Ulss 5, dal direttore generale, con un tracciamento capillare e puntuale che ha reso Rovigo e la sua provincia un modello da seguire. Possiamo parlare di ‘modello Polesine’ che ci ha permesso da subito di tenere sotto controllo i focolai”.

Qual è l’immagine che si porta dentro dell’anno trascorso?

“Ce ne sono tante, ma quello che ricordo sono i momenti di condivisione con i sindaci nell’immediatezza della crisi, il confronto con le forze dell’ordine. Tutto questo mi ha dato una idea di forza e, pur nella gravità del momento, tutti volevano affrontare l’emergenza al meglio. E’ questo sentimento che porterò con me come tratto distintivo di questa terra. Nonostante la fatica e lo sconforto, l’immagine che voglio ricordare è la condivisione e coesione del Polesine, questa voglia di affrontare tutto lucidità”.

Cosa ci aspetta nel futuro?

“Mi piacerebbe dire che si risolverà tutto in tempi rapidi e brevi, ma bisogna essere razionali. Ripeto, se si riuscirà a dare una svolta ai numeri per la campagna vaccinale e si abbinerà la prudenza nei comportamenti, penso che dopo l’estate o, comunque, entro la fine dell’anno, si comincerà a respirare e tornare a una normalità. Ma credo che le precauzioni le dovremo adottare ancora per un lungo periodo, pur ottenendo una sorta di normalità nelle abitudini di vita. L’auspicio maggiore è che riprendano a pieno regime tutte le attività commerciali penalizzate in questo anno, che rappresentano una economia essenziale dell’Italia. Ecco, mi auguro una normalità, anche se con la mascherina”.

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