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SANITA’

Terapie intensive verso il pieno

Diminuisce l’età media dei ricoverati: il 37% dei degenti ad alta intensità ha tra i 60 e i 69 anni

Terapie intensive verso il pieno

24/03/2021 - 11:34

Il punto di svolta, in negativo, è stato il 18 febbraio scorso. Quel giorno, per la prima volta ne 2021, le terapie intensive del Veneto hanno iniziato ad accogliere più nuovi pazienti rispetto a quanti riuscivano a dimetterne perché guariti. Una situazione che, poi, è diventata stabile a partire dal 26 febbraio seguente, e che ancora non ha fatto registrare un’inversione di tendenza: da un mese quasi esatto, dunque, le terapie intensive della nostra regione sono sottoposte a un notevole stress, e ad un costante aumento del numero dei posti letto occupati, che proprio dalla fine di febbraio ha ricominciato a crescere dopo essere calato, costantemente, dall’inizio dell’anno. Attualmente, come numero di posti letto occupati, siamo al livello del 29 gennaio scorso: un brutto passo indietro.

Il giorno più nero è stato il 19 marzo, venerdì scorso, quando sono entrate in terapia intensiva ben 26 persone. Il numero più alto di tutto l’anno. “La curva dei posti occupati sta salendo - ha detto ieri Paolo Rosi, coordinatore dell’unità di crisi per l’emergenza coronavirus - è un po’ meno ripida rispetto a novembre, ma se le cose non cambieranno a fine mese avremo 310 pazienti in terapia intensiva”. Per questo - annuncia - “abbiamo aumentato a 600 i posti operativi”. Rispetto alle precedenti ondate del virus - si evince analizzando i numeri - il principale cambiamento è una grossa riduzione degli ultraottantenni, che ora rappresentano soltanto il 2,5% dei ricoverati in terapia intensiva, mentre tra marzo 2020 e febbraio 2021 era oltre quota 10%: di contro, è aumentata - drasticamente - la percentuale di 60enni ricoverati, che ora è al 37,4% contro il 27% medio dello scorso anno. La seconda classe d’età più rappresentata nei reparti ad alta intensità è quella dei 70enni, con il 36,9%; mentre i 50enni rappresentano il 15,8%. Gli under 50, infine, sono il 7,4% dei pazienti. “Gli ospedalizzati - ha fatto ancora il punto Rosi - sono lo 0,58% dei positivi. I pazienti che arrivano da casa e vanno direttamente in terapia intensiva sono il 30%, contro il 60% della seconda ondata. I primi dati dicono però che diminuisce la mortalità, probabilmente a causa del calo dell’età media”. E questa, forse, è l’unica vera buona notizia.

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