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IL SINDACATO

“Etica e rispetto della persona”

Francesca Pizzo: “La gestione del personale non deve rispondere solo a logiche di profitto e a norme di legge”

“Etica e rispetto della persona”

“A fronte dei roboanti annunci dell’azienda sul suo impegno verso la stabilizzazione del lavoro, noi continuiamo a ricevere segnalazioni da parte dei lavoratori di Amazon che si rivolgono a noi per capire se esiste un sistema di valutazione al quale rifarsi per sperare di essere riconfermati. Persone che ritengono di aver lavorato con impegno e con profitto, che spesso vengono da altre province e si sono organizzate per continuare a lavorare nel nostro territorio e che non hanno diritto ad alcuna motivazione per la cessazione del contratto. Siamo convinti che la gestione del personale non debba rispondere soltanto a logiche di profitto e a norme di legge, ma anche ad un codice etico basato sul rispetto della persona”.

Così Francesca Pizzo, segretaria territoriale della Cisl Padova Rovigo, che spiega la sua posizione con un intervento. “Voglio citare il caso di un lavoratore con contratto a termine che, sabato scorso, ha avuto un problema di salute e ha chiamato il numero verde dell’azienda per avvertire che non sarebbe potuto andare al lavoro. Essendo capitato di sabato, non è riuscito a fornire la documentazione idonea e per questo motivo è stato oggetto di una contestazione disciplinare, nonostante il suo contratto scadesse dopo soltanto una settimana - continua Francesca Pizzo - C’è da chiedersi che senso abbia una decisione simile da parte dell’azienda, che non è stata per nulla danneggiata dal comportamento del lavoratore, essendo stata avvertita per tempo della sua assenza”.

Ora questa persona si chiede se quella contestazione disciplinare possa avere influito sulla sua possibilità di essere riassunta - aggiunge la segretaria territoriale della Cisl Padova Rovigo - Ma purtroppo è una cosa che si chiedono migliaia di lavoratori, legati alle agenzie di somministrazione che non possono che rispondere alle indicazioni dell’azienda committente e che quindi lavorano su numeri e non su persone. Numeri che spesso sono ingannevoli: quando si parla di contratti stipulati non si parla di persone. Il saldo positivo nell’occupazione andrebbe confrontato con la quantità di ore che ogni lavoratore ha prodotto”. “Vorremmo sapere se esistono dei criteri e dei parametri certi in virtù dei quali una persona può aspettarsi di essere lasciata a casa o di vedere riconfermato il proprio posto di lavoro - conclude Francesca Pizzo - Vorremmo che se questo sistema di valutazione esiste venga reso esplicito, perché c’è un’etica anche nel raggiungimento di un obiettivo di efficienza e quando si parla di persone bisognerebbe tenerne conto”.

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