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Il caso

Ma il comune è proprio... innocente?

Sul tavolo ci sono anche atti e collaudi che dicono che le verifiche erano state fatte: ma è possibile?

Ma il comune è proprio... innocente?

21/07/2021 - 13:03

Nella vicenda delle case costruite dalla 6M fra via Benedetto Croce e via Buffetti c’è qualcosa che non quadra. Al di là degli abusi edilizi conclamati che sono stati perpetrati all’atto della costruzione di quelle palazzine, c’è una domanda a cui i proprietari (e parliamo di decine di nuclei familiari coinvolti) ancora non riescono a darsi una spiegazione. Come è possibile che a quelle case prima dell’acquisto sia stata data l’agibilità e l’abitabilità, tranne poi scoprire che le misure non erano conformi al progetto depositato e approvato in Comune?

Insomma: il comune di Rovigo, che poi si è trovato a sanzionare l’abuso, come è possibile che non si sia accorto per tempo di quello che era accaduto e abbia concesso tutti i permessi? Perché questo è uno dei cardini di una vicenda che sembra proprio una storia senza fine. E della quale il comune dovrà pure farsi carico in qualche modo (nella ricerca di una soluzione sostenibile) visto che all’origine ci sono anche dei suoi atti formali.

Come ad esempio il collaudo statico delle opere, a firma di una funzionaria di lungo corso del settore Urbanistica di palazzo Nodari (un architetto per anni ai vertici della struttura comunale) che nel 2005 firmò il “Verbale di Collaudo statico” delle palazzine dopo “un’accurata visita generale al fabbricato (in questo caso parliamo di una delle palazzine di via Benedetto Croce ndr)” e dopo avere effettuato “alcune misurazioni per controllare la rispondenza dello stato di fatto con quanto realizzato”.

Insomma: c’è una carta del 2005 con cui il Comune di Rovigo certifica con un atto ufficiale che “le misure dello stato di fatto corrispondono a quelle del progetto”.

Il cambio delle misure, con le palazzine diventate più lunghe e più larghe, modificando così in maniera evidente il progetto originale, è arrivato solo in un momento successivo? Sarà...

Perché che le misure siano cambiate lo ha verificato la polizia locale, ma solo in un momento successivo, quando le case erano già state vendute e dopo che era esploso il caso delle mansarde non accatastate come tali, che tra l’altro è l’unico ad essere stato risolto, non senza un esborso successivo per gli acquirenti.

Insomma: al momento dell’acquisto degli appartamenti dalla 6M della famiglia Mancin gli attuali proprietari hanno comprato qualcosa che sulla carta era regolare sotto tutti i punti di vista, compreso - e non è certamente un dato secondario - quello statico.

Già. E adesso?

Il tema sta tornando a farsi di attualità perché la vicenda non solo non è mai stata chiarita fino in fondo, ma vede ancora decine di famiglie rodigine alle prese con il dilemma di quale sarà il futuro della propria casa.

Solo per fare un esempio: potrà essere venduta o le vicende intercorse potrebbero creare dei problemi per chissà quanto tempo ancora?

E’ per questo che si attende dal Comune - che come abbiamo visto qualche responsabilità (se non altro oggettiva, per dirla in termini di giustizia sportiva) ce l’ha - una soluzione che sia davvero definitiva e riporti serenità e chiarezza. Serenità e chiarezza dovute a chi la propria casa se l’è acquistata regolarmente.

Senza contare tutto quello che è successo negli anni successivi all’acquisto, proprio fino a questi giorni: le condanne, le sanzioni comminato dal Comune alla 6M (che non è chiaro se siano state riscosse o meno), le ordinanze contingibili e urgenti dello stesso Comune per la messa in sicurezza dell’area (con la gru che però è ancora la suo posto e pende sulle due palazzine mai completate)...

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