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IL PROGETTO

Il 1951 visto da un polesano vero

Fino al 12 novembre, con La Voce le foto e il diario dell’alluvione, di Vittorino Vicentini.

Il 1951 visto da un polesano vero

01/11/2021 - 17:39

Settanta fotografie uniche, scattate in gran parte da una barca in balia delle correnti, sulle impetuose acque del Po che hanno allagato quasi tutto il Polesine dopo la rovinosa rotta del 1951. Settanta scatti, tutti perfetti: nessuno scarto, in un’epoca in cui di “digitale” ancora nessuno aveva sentito parlare. Settanta scatti catalogati minuziosamente, e accompagnati da un fitto diario in cui sono raccontati, in prima persona e con una prosa incalzante, i fatti di quei giorni che cambiarono la storia del Polesine. Documenti eccezionali, “per gli increduli di domani”.

Sono quelli che ha lasciato Vittorino Vicentini, polesano di Arquà Polesine, e che i figli Chiara e David hanno curato e pubblicato, in un meraviglioso libro fotografico dal titolo “14 novembre 1951-La rotta del Po” e che hanno ispirato anche uno spettacolo teatrale che ha fatto il giro del Triveneto.

A 70 anni di distanza dalla grande alluvione, su gentile concessione della famiglia Vicentini, per i primi 12 giorni di novembre, sulla Voce, pubblicheremo integralmente il diario di Vittorino, relativo ai giorni immediatamente successivi alla rotta e alla successiva ricostruzione. Un diario a puntate (dodici in tutto) che ci accompagnerà fino alla vigilia dell’anniversario dell’alluvione, aiutandoci a ricostruire una parte fondamentale della nostra storia, vista da un osservatorio privilegiato.

Sì perché Vittorino Vicentini, subito dopo l’alluvione, ha lavorato come un vero e proprio reporter, e ha raccontato quella tragedia, attraverso l’obiettivo della sua inseparabile macchina fotografica, con gli occhi di chi l’ha vissuta sulla propria pelle.

“Attratto da una forza irresistibile a vedere, a toccar con mano, a fotografare - ricorda, nel suo scritto, Vicentini - Campagne e case mostravano i segni di una devastazione, di una desolazione apocalittica. Il paesaggio appariva ora statico, fissato come in un quadro, ora scombinato, da ricomporre. Senza numero le cose, gli animali, gli uomini fuori dal loro posto abituale. Lungo quel percorso non c’era da scegliere. Bisognava scattare e fermare, per gli increduli di domani, bestie annegate - case stalle fienili sventrati - strade sconvolte da voragini inaccessibili - binari contorti e sollevati sulla loro pista sconvolta come da un terremoto”.

Vicentini, classe 1919, all’epoca giovane padre di famiglia, era maestro elementare a Frassinelle: l’inizio di una lunga carriera che lo avrebbe portato, poi, fino a fare il preside. Ma, fin da prima della guerra, aveva iniziato a documentare tutto ciò che avveniva in paese e - più in generale - nel Medio Polesine: fotografie, taccuini, ritagli dei vari giornali. Un enorme archivio, che oggi occupa la gran parte degli spazi di quella che era la sua casa, nel cuore di Arquà, e che è diventata la sede del Centro studi etnografici Vittorino Vicentini, fondato una decina d’anni fa dai figli Chiara e David.

Gli scatti relativi all’alluvione - scriveva proprio Vicentini - “non hanno la pretesa di essere foto d’arte. Con altre centinaia potranno documentare le romanzesche vicende del nostro Comune, dalla seconda guerra mondiale ad oggi”. Materiale unico, raccolto e catalogato dall’autore stesso, che negli anni è stato parzialmente pubblicato in straordinari libri fotografici. Tra queste, la mostra allestita a Frassinelle in occasione del 25esimo anniversario dell’alluvione, nel 1976, venne visitata dall’allora patriarca di Venezia Albino Luciani, che da lì a due anni sarebbe diventato Papa Giovanni Paolo I. Vittorino Vicentini si è spento nel 1996, all’età di 77 anni.

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