VOCE
Rovigo
08.02.2025 - 20:17
Un momento del partecipatissimo incontro di stamattina
Tante, tantissime persone presenti, cittadini, comitati, ma anche amministratori e rappresentanti politici. Ben oltre i confini polesani. Circa duecento presenti che hanno fatto da cornice al dibattito “Il biometano fatto bene esiste?”, promosso dalla Rete dei Comitati Polesani e da Italia Nostra, che si è tenuto all’Hotel Cristallo dalle 9.30 fino alle 14.
“Perché c’è questa crescita di impianti e progetti? Perché non c’è una pianificazione? Perché gli iter per questi impianti non sono mai così accessibili? Al di là di slogan e luoghi comuni, è importante conoscere bene il problema, cercare una strategia”, ha rimarcato il presidente di Italia Nostra Fabio Bellettato, che ha moderato l’incontro, organizzato sulla base della proposta arrivata da Vanni Destro, attivista di lungo corso, che ha spiegato: “Vedo una platea numerosa, segno che a Rovigo in questo momento è un tema caldo, visto il progetto dell’impianto a Sarzano. Mi occupo di questo tema da una quindicina d’anni, gli impianti a biogas non hanno una grande utilità per la comunità e creano problemi dal punto di vista ambientale e sanitario”. Fra i comitati presenti, oltre quello neonato di Sarzano, quello di San Martino, quello di Canaro, quello di Stanghella, quello di Concamarise.
Tanti gli interventi che si sono succeduti, da quelli dei relatori che erano al tavolo, il biologo Gianni Tamino, l’agronomo Andrea Bregoli, il medico Adele Pazzi, a quello di Matteo Ceruti, avvocato esperto di temi ambientali che ha spiegato come la normativa “introduce il principio per cui questi impianti presentano una presentano un interesse pubblico prevalente su qualsiasi altro interesse in nome della transizione energetica, salvo valutazione di impatto ambientale negativa, richiesta però solo per gli impianti più grandi o che trattano rifiuti o sostanze pericolose, o se ci sono prove evidente e significative di effetti negativi”. Poi, i consiglieri regionali di Renzo Masolo di Europa Verde e Andrea Zanoni del Pd, fino ai sindaci, che hanno raccontato le difficoltà di trovarsi in prima linea a fronteggiare una proliferazione sostanzialmente favorita da una normativa che lascia loro pochissimi margini di manovra. Lo ha rimarcato il sindaco Anna Gotti, che ha fatto i conti con l’impianto proposto da Bmet8, al quale ha cercato di opporsi con una delibera di giunta. “Però questi progetti vengono valutati sulla base di una normativa e loro indicano parametri che rispondono alla normativa, non abbiamo molti strumenti”.
Il sindaco di Papozze Pierluigi Mosca ha invece raccontato la battaglia fatta all’impianto che doveva sorgere a 200 metri dalle abitazioni, vinta grazie a una delibera di consiglio. Anche il sindaco di San Bellino Aldo D’Achille ha raccontato di essere appena riuscito a stoppare un progetto di impianto nel suo comune, sostanzialmente chiedendo altri atti e allungando i tempi: “Perché Queste società hanno necessità di fare tutto in tempi brevi, perché a loro interessano i contributi”.
Particolarmente rilevante per gli sviluppi futuri, l’intervento del sindaco Valeria Cittadin. Da un lato, infatti, ha ribadito: “Se ci sono delle regole, eventualmente possiamo chiedere che vengano cambiati i parametri, ma noi dobbiamo attenerci alle regole. E sia chiaro che non voglio il male dei cittadini, ma mi attengo alla valutazione dei tecnici”. Dall’altro, ha rilanciato. “Vi chiedo cosa ne pensate dell’altro impianto progettato per Sarzano, quello di Ecoambiente, che tratta rifiuti e mi pare di capire che ci sia qualche pericolo in più: allora queste battaglie fatele anche per quell’impianto, perché per ora per quello non ho visto nessuna polemica”.
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