VOCE
28.04.2026 - 16:33
Tra dicembre 2024 e novembre 2025 l'Italia ha riscritto le regole del gioco online: una gara nuova, concessioni da nove anni, una fee una tantum da 7 milioni di euro per ciascuna licenza e un canone annuo pari al 3% del margine netto. Alla fine sono state assegnate 52 concessioni a 46 operatori, con un gettito iniziale di 364 milioni di euro.
Con il riordino del gioco a distanza, lo Stato ha alzato parecchio l'asticella. Più capitale da investire, più requisiti tecnici, più controlli e una struttura pensata per rendere il mercato meno dispersivo. Il simbolo di tutto questo è proprio la cifra da 7 milioni per ogni concessione, che da sola spiega bene la direzione presa. Se segui questo settore, devi sapere che anche le promozioni come i bonus 20 euro senza deposito, cioè crediti extra che alcuni operatori riconoscono ai nuovi iscritti senza chiedere una ricarica iniziale, oggi si muovono dentro un quadro molto diverso rispetto a qualche anno fa. Il documento di gara è arrivato a dicembre 2024, con scadenza fissata al 30 maggio 2025 per la presentazione delle offerte. L'aggiudicazione è stata formalizzata il 17 settembre 2025, mentre il nuovo mercato è partito il 13 novembre 2025.
La novità più discussa non è stata soltanto giuridica, ma economica. Una licenza da 7 milioni sposta subito gli equilibri del settore, perché restringe l'ingresso ai gruppi che hanno spalle finanziarie solide e una strategia di medio periodo. Non a caso, durante la gara del 2025 hanno partecipato 46 aziende con 52 domande e il settore stesso ha letto questo passaggio come un salto netto rispetto al passato.
L'Italia ha scelto di puntare su meno frammentazione e più selezione all'ingresso. Una scelta che non elimina la concorrenza, ma la rende più costosa e più ordinata. Per gli operatori vuol dire investire di più prima ancora di raccogliere un euro, per il mercato vuol dire spostarsi verso un modello più concentrato.
La nuova concessione dura fino a nove anni e non prevede il rinnovo automatico. Il pagamento dei 7 milioni è spezzato in due tranche: 4 milioni all'aggiudicazione e 3 milioni all'avvio effettivo del servizio. Inoltre ogni gruppo societario può chiedere al massimo cinque concessioni.
La norma prevede anche un canone annuo di concessione pari al 3% del margine netto del concessionario, da pagare dalla firma della convenzione. Per partecipare alla gara servivano, inoltre, ricavi complessivi da attività di gioco non inferiori a 3 milioni di euro negli ultimi due esercizi chiusi, più un piano di investimenti asseverato e requisiti tecnici, patrimoniali e di cybersicurezza.
Dal lato dell'utente, la trasformazione più visibile è forse quella del sito. La legge chiede che il concessionario operi con un sito internet a dominio nazionale direttamente gestito e collegato alla propria concessione. Quindi, dal 13 novembre 2025 il mercato ha salutato la logica delle tante skin collegate allo stesso concessionario. AGIMEG ha parlato di stop a circa 350 skin.
Questo cambia anche il modo in cui il pubblico incontra le offerte. Chi cerca formule come i giri gratis, cioè spin promozionali usati soprattutto sulle slot online, oppure bonus d'ingresso, oggi li trova dentro un perimetro più riconoscibile e direttamente legato al concessionario autorizzato. Non significa che le promozioni spariscano, ma che il loro contenitore diventa molto più chiaro.
Il riordino non parla solo di soldi e di gare. L'articolo 15 del decreto mette nero su bianco una serie di strumenti che i concessionari devono adottare per tutelare il giocatore:
A questo si aggiungono i contenuti obbligatori sul gioco problematico, gli strumenti di autoesclusione anche per le singole categorie di prodotto e i canali di contatto dedicati, attivi almeno cinque giorni a settimana per non meno di otto ore al giorno. La stessa norma prevede inoltre investimenti annuali in campagne informative pari allo 0,2% dei ricavi netti, fino a un massimo di un milione di euro l'anno.
A pochi mesi dall'avvio del nuovo sistema, la situazione è già abbastanza chiara. L'Italia ha deciso che il gioco online non dovesse più essere un mercato largo, leggero e pieno di repliche, ma uno spazio più selettivo, più capitalizzato e più controllabile.
Il punto adesso è vedere come questo assetto reggerà nel tempo. Per le aziende il messaggio è già chiarissimo: stare in Italia costa molto di più, ma offre un mercato regolato e rilevante. Per gli utenti, invece, il cambiamento si vede nella maggiore riconoscibilità dei siti, nelle regole sui conti di gioco e in una struttura meno dispersiva. È qui che la fee da 7 milioni smette di essere solo un numero e diventa la misura concreta di un nuovo equilibrio.
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