VOCE
29.04.2026 - 11:48
Ormai gli italiani sono abituati ad avere sempre uno schermo a portata di mano e questo ha letteralmente cambiato le abitudini. Le persone trascorrono più di 75 ore al mese online e i nostri passatempi sono perlopiù digitali. Ecco cosa è cambiato da quando sono arrivate l'IA e le nuove tecnologie.
Oggi, anche le forme di intrattenimento che una volta erano prettamente fisiche trovano spazio sui display. Per esempio, i concerti che fino a pochi anno fa venivano vissuti solo dal vivo, oggi trovano spazio sugli smartphone, così come i musei che hanno integrato dei contenuti tramite app. I vecchi formati si stanno rinnovando e, con questo, il tempo libero degli italiani sta cambiando per restare al passo con le nuove tecnologie.
Se c'è un settore che fa capire bene quanto l'intrattenimento sia diventato interattivo, è quello del gioco. Nel 2024 il mercato dei videogiochi in Italia ha generato 2,4 miliardi di euro, con una crescita del 3% rispetto al 2023. I videogiocatori sono 14 milioni, cioè circa un italiano su tre. Il 68% gioca almeno una volta a settimana e il 74,1% usa i dispositivi mobili. Le piattaforme dedicate mettono a disposizione un'offerta sempre più vantaggiosa come spiegato da Bonusfinder, gli operatori di gioco cercano di rendere le interfacce sempre più fluide e accessibili proprio per poter giocare facilmente anche da smartphone o da tablet.
Le piattaforme invitano gli utenti a interagire, a sbloccare nuovi contenuti e a ricevere aggiornamenti. La gamification è diventata parte integrante dell'esperienza di gioco, tanto che le microtransazioni e gli abbonamenti sono cresciuti molto negli ultimi anni. Tra slot, poker e giochi a tema, gli utenti hanno un catalogo sempre aggiornato e possono fare una partita rapida in qualsiasi momento, basta disporre di una buona connessione.
Secondo l'Istat, nel 2024 l'86,2% delle famiglie italiane aveva accesso a Internet e il 13,4% delle persone aveva sottoscritto abbonamenti per piattaforme di streaming dedicate a film, serie tv ed eventi sportivi. Vuol dire che lo streaming non è più una nicchia giovane, è entrato nelle abitudini quotidiane di una parte stabile del Paese. Nel 2025 la raccolta pubblicitaria video ha superato i 6,6 miliardi di euro e che la cosiddetta Tv 2.0, cioè la televisione connessa, vale 702 milioni.
Anche la musica segue la stessa direzione. La SIAE segnala che nel 2024 le raccolte musicali digitali italiane sono cresciute del 27,2%. Nell'audiovisivo, il digitale è cresciuto addirittura del 106% ed è arrivato a 27,2 milioni di euro grazie ai contratti con le principali piattaforme on demand.
Nel 2024 in Italia si sono svolti 3,37 milioni di spettacoli, con 253,5 milioni di spettatori e una spesa complessiva di più di 4,02 miliardi di euro. Il pubblico continua ad avere voglia di esserci di persona, ma chiede un'esperienza più semplice, più veloce e meno macchinosa.
Ed è qui che la tecnologia sta facendo il lavoro più evidente. Gli acquisti e-Commerce degli italiani nei servizi hanno raggiunto i 20,6 miliardi di euro nel 2024, trainati anche dal turismo, dai trasporti e dal ticketing per gli eventi. Questo vuol dire che ci sono meno code, più prevendite online, più biglietti caricati sul telefono e accessi gestiti con QR code.
Oggi il digitale ti permette di fare soprattutto tre cose:
Quindi, il live diventa più accessibile e più continuo. L'evento non comincia più quando si spengono le luci e non finisce quando il pubblico torna a casa. Comincia prima, quando ti arriva l'alert sul telefono, e continua dopo, tra video, reel, backstage e condivisione sociale.
Il Ministero della Cultura, attraverso il progetto di digitalizzazione del patrimonio, ha assegnato 200 milioni di euro per arrivare a 65 milioni di risorse digitali entro dicembre 2025 e ad altre 10 milioni entro giugno 2026. Già questo basta per capire la scala del cambiamento.
Ma il dato più interessante è il modo in cui queste risorse vengono pensate. Il MiC parla apertamente di tecnologie immersive, realtà aumentata, intelligenza artificiale, analisi avanzata dei dati, mobile e gamification come strumenti per rendere il patrimonio più accessibile e coinvolgente. Significa che i musei, gli archivi e i siti culturali stanno provando a usare i codici dell'intrattenimento contemporaneo per parlare meglio alle persone, soprattutto a chi è cresciuto tra smartphone, mappe interattive e contenuti on demand.
In Italia l'intrattenimento non si sta spostando soltanto online, sta diventando ibrido. Serie TV, musica, concerti, videogiochi, musei e spettacoli dal vivo si muovono tutti nella stessa direzione, quella di un'esperienza più continua, più personalizzata e più facile da raggiungere. Da una parte crescono le connessioni, lo streaming, il mobile e le piattaforme; dall'altra reggono, e in certi casi accelerano, anche i consumi fisici e la partecipazione dal vivo.
La vera novità, quindi, non è che il digitale sostituisce il resto. È che ormai fa da infrastruttura a quasi tutto. E forse è proprio questo il cambiamento vero, l'intrattenimento in Italia oggi funziona sempre meno per compartimenti separati e sempre di più come un ecosistema unico, dove gli schermi, i palchi, le app, le piattaforme e i luoghi comunicano tra loro.
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